Il sogno che si fa realtà: ovvero, Salvador Dalì a Milano

 

Se i classici sono freddi è perchè la loro fiamma è eterna.” [Salvador Dalì]

Muoversi tra atmosfere e luci soffuse. Tra chiaroscuri caldi e avvolgenti. Tra luci basse e delicate armonie artistiche. Questo e molto altro sarà racchiuso all’interno di Palazzo Reale fino al 30 gennaio 2011, in occasione della stupenda mostra presentata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e curata da Vincenzo Trione. “Il sogno si avvicina“, questo il persuasivo ed appropriato nome dell’esposizione,  dal 22 settembre ha già avuto qualcosa come 11.567 visitatori. E siamo solo agli inizi di un sogno che avvolgerà e catturerà la penisola nel corso di questi freddi mesi invernali del 201o.

Ciò che la mostra si propone come obiettivo e meta prima è quello di approfondire ed indagare il profondo rapporto che lega il celeberrimo artista al tema del paesaggio, aspetto ancora poco noto e conosciuto dal grande pubblico ma che  permette di analizzare e cogliere interessanti spunti di analisi e riflessione sul legame che intercorre tra Dalì e la pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e l’aspetto della metafisica. Insomma, una mostra che mette in luce un altro, diverso ed ugualmente affascinante Dalì che è quello mistico, religioso e profondamente spirituale.

Ma entriamo per prima cosa dalla porta di Palazzo Reale ed inoltriamoci su per il tappeto rosso della grande e maestosa scalinata fino a giungere al primo piano della mostra: verremo catturati da un buio luminoso e avvolgente, insieme mistico e fatato che ci introdurrà alla prima Stanza dedicata alla Memoria e ai paesaggi storici: una stanza in cui l’osservatore è di fatto invitato a guardarsi dietro, a gettare lo sguardo al proprio passato ed a quello che ci circonda.  Le opere qui presenti illustrano difatti il complesso rapporto dell’artista con il suo passato come per la bella “Venere di Milo con cassetti” in bronzo e pelliccia, oggetto fortemente surrealista e a funzione simbolica o anche le tele dedicate  a Velazquez come “L’infanta Margherita di Velazquez nel cortile dell’Escorial”.

Passando alla seconda Stanza, quella del Male, vediamo illustrato il rapporto  dell’artista con il mondo contemporaneo ed ampio spazio è dedicato al tema della guerra come in “Scena in un caffè, disegno per il film Moontide” o il caustico “Volto della guerra” proveniente dal Boijmans Museum di Rotterdam ed anche il bellissimo, criptico “Idillio atomico e uranico melanconico” giunto dal museo Reina Sofia di Madrid.

Il percorso fa a questo punto un salto, un balzo improvviso eppur prevedibile portando l’attenzione dell’osservatore dentro di sè: siamo nella Stanza dell’Immaginario, quella legata ai paesaggi autobiografici e soprattutto quella dove si trovano le opere più legate al periodo surrealista nel quale Dalì esplora tematiche come l’inconscio, l’introspezione e la ricerca di sè. E qui abbiamo lo stupendo ed ipnotico “Le tre età” arrivato direttamente dalla Florida o il complesso “Il giardino delle ore“, olio su tela del 1981 ed anche “Alla ricerca della quarta dimensione” in cui Dalì si lancia nell’esplorazione del tempo e dello spazio in cui nulla è ciò che sembra.

Il surrealismo vero e proprio però, di quello avvolgente e travolgente, lo incontriamo nella Stanza dei Desideri in cui è stata ricostruita, in maniera filologicamente perfetta ed inedita, la famosa Stanza di Mae West ad opera dell’architetto Oscar Tusquets Blanca, co-autore del progetto assieme a Dalì stesso. Oltre al gesso con intervento pittorico di Salvador “Dalilips” e a foto e progetti della sala è presente a Palazzo Reale una ricostruzione perfetta ed innovativa del progetto che può essere sperimentata direttamente dal pubblico.

E arriviamo infine all’abbandono completo e totalizzante della persona umana con i paesaggi dell’assenza: guardiamo oltre, verso un indefinito altrove nella Stanza del Silenzio dove è forte l’assenza della figura fino alla sua completa  scomparsa e ad un indiscusso trionfo del paesaggio. E qui trionfano “Crocifisso“, un olio su tela proveniente dai Musei Vaticani e  “Labirinto” del 1942 fino a giungere alla catarsi con il “Cammino dell’enigma“, presente in due versioni entrambe del 1981.

Ed infine,ecco che arriva il silenzio generato dal caos della pittura con la Stanza del Vuoto in cui a prendere il sopravvento è un grande, libero spazio: vediamo appesi alle pareti dapprima quadri con scenari desolanti ed inquietanti come “Tavola Solare” del Boijmans Museum o “Paesaggio con fanciulla che salta la corda“. A giungere  improvvisa e tagliente è poi l’astrazione totale come dimostra l’ultimo olio dipinto da Dalì prima di morire ovvero il “Ratto topologico d’Europa“, conservato a Figueres e che consta di un monocromo azzurro, lapidario, lacerato da profonde ferite e in cui si nota un una purezza quasi astratta della composizione oltre che attenzione per formule e grafici.

L’epilogo e sezione conclusiva della pregnante mostra rappresenta una sintesi e offre all’osservatore un’intera sezione monografica che propone il lavoro e la collaborazione tra Dalì e Walt Disney con quadri che illustrano qualcosa di più di un semplice rapporto di lavoro ,ovvero una vera e propria compenetrazione e collaborazione poetica  intrisa di memorie rinascimentali ed iconicità pop.

Una mostra, insomma, che porta ad esplorare e ad immergersi in un nuovo, rinnovato e riscoperto Dalì che è in grado, tramite l’arte, di far evadere da una condizione prevedibile e intrisa di noioso e monotono conformismo culturale che attanaglia il nostro mondo impedendoci di assaporare e godere di tutto il grande potere sprigionato dalla creatività. Un invito, insomma,  a guardare con altri occhi fuori e dentro di noi alla ricerca di quel sogno e di quella dimensione onirica che, sola, può permettere di decifrare la realtà ed il potere in essa racchiuso.

E, per chiudere come direbbe Dalì stesso “dopo essere incantato dallo spettacolo del tuo paesaggio prediletto […]ti ordino di non rivederlo più[…] Deve rimanere sepolto nella tua memoria.”

Rossella Lalli