Pace in MO, Abu Mazen: nuova moratoria è indispensabile per negoziati

Abu Mazen, presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese

Abu Mazen chiede a Israele una nuova moratoria per gli insediamenti. Secondo il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), tale mossa costituirebbe la prerogativa per la continuazione dei negoziati di pace. “Naturalmente, non vogliamo cessare i negoziati, ma vogliamo continuare – ha precisato il leader palestinese – Se, però, la colonizzazione prosegue, saremmo costretti a concluderli. Aspetteremo sino all’incontro tra palestinesi e il Forum arabo [il Comitato della Lega Araba, ndr] il 4 ottobre, così Netanyahu ha una settimana di tempo per decidere”. Quindi, nonostante l’ostruzionismo israeliano, l‘Anp ha deciso di concedersi un breve lasso di tempo prima di chiudere definitivamente tutti gli spiragli circa le sorti del negoziato.

Dopo la scadenza della moratoria israeliana di dieci mesi sugli insediamenti in Cisgiordania, avvenuta lo scorso 26 settembre, la situazione tra Israele e Palestina si è ulteriormente complicata. La fine di tale sospensione implica, infatti, che chi ha ottenuto un permesso per edificare prima dell’inizio della moratoria può già mettersi al lavoro. Tuttavia, dal 2 al 10 ottobre in Israele si celebrerà la festa del “Sukkot” (raccolto), durante la quale gli ebrei non lavoreranno. Per questo motivo, il ritmo di costruzione delle case potrebbe essere più lento del previsto e potrebbe permettere alla diplomazia di trovare un accordo prima che sia troppo tardi.

Anche gli Stati Uniti, i quali hanno collaborato all’avvio dei colloqui di pace, hanno espresso la propria “delusione” per la ripresa della costruzione di case da parte dei coloni israeliani in terra palestinese. Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ha personalmente telefonato al leader israeliano Netanyahu per chiedere un rinnovo del congelamento degli insediamenti, tuttavia senza esito.

Ottantasette senatori dei cento che costituiscono la Camera statunitense hanno chiesto a Barack Obama di convincere Abu Mazen a non abbandonare il negoziato di pace. “È fondamentale – si legge nella lettera inviata dai membri del Congresso Usa al loro presidente – che tutte le parti rimangano al tavolo dei negoziati di pace. Nessuno deve minacciare di abbandonare il dialogo prima di cominciarlo”.

Ogni decisione è tuttavia rinviata al prossimo 4 ottobre. In quella data si saprà se il discorso di pace tra Israele e Palestina potrà avere seguito oppure se sarà necessario far nuovamente ricorso alla violenza per trovare una mediazione tra le due parti.

Emanuele Ballacci