Berlusconi statista intasca un’instabile fiducia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Salvo assai improbabili sorprese dell’ultima ora, il voto parlamentare delle 19.00 assicurerà al Governo la fiducia necessaria a proseguire la legislatura, incardinata sui cinque punti programmatici esposti questa mattina dal premier nei suoi 50 minuti di discorso.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, infatti, ha spiegato ai cronisti riuniti in Transatlantico che il sì alla fiducia, da parte del neonato gruppo di “Futuro e Libertà”, è “inevitabile”; lo scontro frontale dei giorni scorsi, accompagnato da velate ma chiare accuse rivolte dal leader di FLI contro il premier e il presunto apparato di società offshore, servizi segreti e mezzi di comunicazione che da lui dipendono, è quindi obbligatoriamente cancellato in virtù dei toni da statista sfoggiati oggi in aula da Berlusconi.

Come previsto, e consigliato probabilmente da Gianni Letta, il Presidente del Consiglio ha recitato un discorso estremamente istituzionale, aperto da un elogio al “Parlamento libero e indipendente”, già bollato pochi mesi fa come “dannoso e inutile” nonché mortificato da una caterva di decreti blindati e voti di fiducia, e all’equilibrio fra i poteri sancito dalla Carta Costituzionale, proprio quel testo “bolscevico e filosovietico” (parola di Berlusconi) che il PdL non ha mai nascosto di voler riscrivere in ogni sua parte.
Che tutti, fra i banchi del Governo, fossero consapevoli di essere chiamati a recitare un teatrino oggettivamente poco credibile lo si è intuito dai piccoli dettagli dei 50 minuti di discorso, dai sorrisi fuori tempo di Tremonti, seduto a fianco del premier, o da quel “trattengo a stento le battute pungenti” rivolto da Berlusconi verso i banchi dell’opposizione che rumoreggiava a fronte di un’improbabile ennesima autocelebrazione.

Berlusconi non è diventato uno statista nell’arco di una notte (neppure il letto di Putin è capace di tali miracoli), ma ha scelto di indossarne i panni a fronte di una situazione che, dopo il fallimento dell’operazione che avrebbe dovuto far nascere il gruppo parlamentare de “I Responsabili” come rimedio alle defezioni dei finiani, sarebbe altrimenti sfociata in un’irrecuperabile crisi di Governo.
Certo è che il berlusconismo, inteso come corrente politico culturale capace di egemonizzare il Governo del Paese, è definitivamente morto; Ezio Mauro, sulle pagine di “Repubblica”, parla oggi dell’inizio di un “Berlusconi bis”.
Un “bis” che nascendo ha già imboccato la strada della fine, minacciato, quando il teatrino odierno sarà archiviato, dalle irrisolte tensioni con i finiani sui nodi della giustizia e dell’informazione, da una Lega Nord che finirebbe per far saltare il banco se il Parlamento, grazie agli annunciati voti dei finiani e dell’UdC, approvasse la mozione di sfiducia preparata dal PD contro Umberto Bossi, e, non per ultimo, da un crescente malcontento sociale che potrebbe lanciare un primo e prepotente segnale il prossimo 16 ottobre, quando forze sociali, politiche e sindacali si stringeranno intorno alla FIOM per portare a Roma quelle centinaia di migliaia di persone che chiedono un’uscita dalla crisi che rimetta al centro “democrazia, lavoro e diritti”.

Mattia Nesti

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