Lady Oscar: il mito dopo 40 anni

Lady Oscar

Era il 1982 quando appariva sugli schermi italiani un anime che raccontava la Rivoluzione Francese. Protagonista del cartone, Lady Oscar, un’eroina che, per volere del padre, indosserà i panni maschili inserendosi nel contesto della rivoluzione, passando da personaggi storici come Robespierre e Marie Antoniette.

La decima edizione del Romics, la grande convention sul fumetto e sulla cinematografia animata che si tiene ogni anno a Roma, vedrà protagonista anche Riyoko Ikeda, autrice del manga da cui è stato tratto l’anime Lady Oscar.

Il 1972 è l’anno della pubblicazione, in Giappone, del fumetto Versailles no bara – Le Rose di Versailles. “Il vestito ha occupato tutta la valigia!”, esclama divertita la Ikeda, mentre chiude il bagaglio, diretta a Roma. L’ingombrante abito sarà indossato al Romics, dove interpreterà la Regina Maria Antonietta durante la sfilata dei cosplayers. Il primo ottobre, inoltre, l’autrice sarà protagonista di un concerto lirico che terrà presso la ex Chiesa di Santa Maria al Collegio Romano.

Ovviamente, l’attesa di Riyoko Ikeda, soprattutto nel contesto di appassionati di fumetti e anime, è dovuta al mitico personaggio ideato quasi quarant’anni fa. Sembra che il ritratto di una donna che si fa spazio in un mondo di uomini con le sue sole forze, sia in parte autobiografico. Racconta infatti: “Essere una donna nel mendo dei manga, dominato dagli uomini negli anni Settanta, è stato durissimo, e ho lavorato anche più di loro, se possibile”. Ammette tutte le difficoltà e i sacrifici ai quali si è concessa volentieri per portare avanti il suo progetto: “Una volta ho disegnato per tre giorni e tre notti consecutive senza mangiare. Le donne guadagnavano meno delle donne, ed era lecito perché se ne chiedevi il motivo la risposta era sempre la stessa: l’uomo deve lavorare per mantenere la donna, e non viceversa”.

Il risultato? La creazione di un personaggio immortale, eroina femminista ante litteram che, a distanza di 40 anni, appassiona e incuriosisce ancora le nuove generazioni.

Carmine Della Pia