Sarah Scazzi: ritrovato il cellulare

Sarah Scazzi

Un nuovo elemento ritrovato ieri potrebbe portare a una svolta le indagini su Sarah Scazzi. La ragazzina di Avetrana scomparsa lo scorso 26 agosto non è stata ancora ritrovata, tuttora sono varie e, in qualche caso, vaghe le piste che gli inquirenti seguono.

A sette metri dal ciglio stradale sulla provinciale che collega Avetrana e Nardò, alcuni operai hanno ritrovato il telefonino di Sarah: era senza batteria e senza scheda telefonica.

Sul posto ci sono Pietro Argentino, procuratore aggiunto, e i carabinieri guidati dal colonnello Giovanni Di Blasio. Il telefono è stato ritrovato in pessime condizioni, bruciato perché, probabilmente, uno degli operai che lavora in zona aveva acceso delle stoppie. Nonostante non sia stata trovata la scheda Vodafone, il telefonino è il primo effettivo indizio che riporta direttamente a Sarah Scazzi, a poco più di un mese dalla sua scomparsa.

I carabinieri lavorano da tempo sui tabulati telefonici: individuati tutti i numeri di telefono che erano ad Avetrana al momento della scomparsa di Sarah, si cerca di stilare un elenco di possibili testimoni.

Le piste si susseguono, e questa mattina ad Avetrana è arrivato il pool difensivo chiamato proprio dalla famiglia Scazzi: gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. I due erano già noti in quanto si occupano di un altro caso drammatico avvenuto quasi tre anni fa: l’omicidio di Meredith Kercher, di cui è accusata Amanda Knox.

Le indagini proseguono a seguito delle ultime dichiarazioni di Concetta Serrano Spagnolo, madre di Sarah Scazzi, dalle quali si evincono tracce della vita parallela del papà della ragazza. “Eravamo in macchina con mio marito e Sarah che giocava con il cellulare del padre, quando vide in memoria la foto di una bambina dai capelli scuri. Lei, in tono sospettoso, chiesee al padre è un’altra tua figlia che vive a Milano? E il papà, indispettito, le gridò di non impicciarsi nelle sue cose. Si giustificò solo in seguito, dicendo di aver acquistato un cellulare usato, per cui la foto poteva appartenere al vecchio proprietario”.

Carmine Della Pia