Fiducia al premier, ma a festeggiare sono i finiani

Cosa resta della giornata politica appena trascorsa? Nell’orgiastico tripudio di commenti e analisi volti a sostenere le tesi più ardite e distanti, restano solo i numeri. Inconfutabili e netti. Il display della Camera ieri evidenziava quanto segue: 620 presenti, 617 votanti, 342 sì, 275 no. La fiducia al governo è stata concessa, la squadra capitanata da Berlusconi continuerà a lavorare, ma per quanto ancora?

Un interrogativo che ha ieri attraversato la mente di tutti: dai politologi ai parlamentari, dal fornaio all’avvocato, dallo studente alla massaia. Impossibile non chiedersi quanto questo esecutivo possa sperare di andare avanti; impossibile pensare che la crisi all’interno della maggioranza si sia risolta nella serata di ieri, quando i finiani (quasi all’unanimità) hanno deciso di raccogliere l’ S.O.S lanciato dal presidente del Consiglio.

Se molti faranno fatica a sposare in pieno l’analisi fornita dal giornalista Luca Telese su “Il Fatto Quotidiano” – secondo il quale le “geometrie” all’interno del centrodestra si sono ieri definitivamente ribaltate a favore di Fli – è però impossibile non riconoscere una “vittoria” ai finiani. Tanto che, a fine votazione, a luci spente e microfoni dismessi, la truppa berlusconiana ha guadagnato l’uscita con il volto scuro, mentre i “colonnelli” del presidente della Camera si incamminavano festanti verso la frizzante sera capitolina, smaniosi di consegnare ai cronisti le loro impressioni sulla giornata appena conclusa.

Perché? Gianfranco Fini sa – e con lui anche i “suoi” e certo anche il premier – che a concedere altro ossigeno al governo è stato proprio lui e che, senza i voti favorevoli dei 35 “futuristi” l’esecutivo sorretto dal Pdl e dalla Lega non ce l’avrebbe fatta. E ancora una volta sono i numeri – tondi e immutabili – a certificare una patologia politica che, nonostante i palliativi del momento, rischia di acuirsi col passare del tempo.

Senza di noi il governo non esiste più” è stata la sintesi di Carmelo Briguglio, mentre Adolfo Urso ha osservato: “Nel momento del massimo attacco contro di noi, nel pieno della campagna contro Fini, siamo rimasti uniti e determinanti. Adesso marciamo spediti verso il nuovo partito – ha annunciato – Siamo noi che dettiamo l’agenda“. Una presunzione incoraggiata dal verdetto di ieri alla Camera. E lì che, lontano dai volti soddisfatti dei finiani, il presidente del Consiglio ha preso atto della situazione e ha dovuto aprire al più molesto dei pensieri: dover dire grazie a quel Fini ingrato, attentatore di partito e sequestratore di maggioranza.

Maria Saporito