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Dietro la sbarre chi maltratta gli animali: arriva il GaleraDay

Il quattro Ottobre, ma molti già lo stanno facendo da settimane, appendete un lenzuolo bianco, con una scritta rosso sangue fuori dai vostri balconi, dai vostri terrazzi, dalle vostre finestre. Lunedì è il giorno di San Francesco, uno che con gli animali, grazie ai suoi “poteri” soprannaturali, per chi ci crede, o più semplicemente ad un’altissima sensibilità, ci parlava, li capiva, li aiutava.

In Italia le leggi contro chi uccide, maltratta o sfrutta gli animali, ci sono e prevedono, oltre a pesanti sanzioni, anche diversi mesi (anni in alcuni casi) di carcere. Il problema però non sta nella legislazione, che comunque farebbe probabilmente meglio ad essere molto più dura, quanto nell’applicazione pratica delle pene che essa prevede, cosa che troppo spesso non accade. A stare in “galera” sono infatti i cani ( o i gatti, o i conigli, o i criceti) piuttosto che chi li utilizzaa come oggettivi mezzi di guadagno.

Lo scandalo dei canili lager, di cui da anni si occupano, più di altri, il Ministro del Turismo Brambilla e il sottosegretario Martini, perlomeno a livello politico, mette in luce quanto ci sia di sbagliato nella gestione degli animali randagi. I comuni pagano una cifra  per ogni cane  che il canile convenzionato mantiene. Quest’ultimo quindi riceve maggiori sovvenzioni all’aumentare del numero di cani presenti nella struttura. Alimentando il randagismo, il serbatoio animale dal quale attingere  per ricevere maggiori finanziamenti, aumenta a dismisura la sua capacità. La questione sta tutta nel mantenimento. Il GaleraDay, nasce infatti “per richiamare l’attenzione sul randagismo e le sue brutture e sulla marea di soldi, nostri, intascati indebitamente da gestori di canili lager. Per fermare il business della morte e i suoi imperatori” si legge nel sito di Chiliamacisegua, associazione promotrice dell’iniziativa.

Il macrofenomeno dello sfruttamento animale non è però l’unico contro il quale il GaleraDay si scaglia. Maltrattamenti assurdi, uccisioni, pestaggi, roghi; questa, troppo spesso è la situazione dei cani e dei gatti randagi in Italia. Le più recenti cronache riportano di iniziative infernali, perpetrate tra l’altro sovente da ragazzini ancora minorenni. Cani lanciati in un fiume con sei chili di ferro legati al collo e lasciati affogare. Altri cani, presi a colpi di vanga sul muso, bruciati vivi ( la storia di Aura commosse il web), uccisi a calci e pugni per puro divertimento ( Baubo, uno su tutti),  presi a fucilate per divertimento e la situazione non è certo migliore per i felini.

Cosa fa fuori di galera tutta questa gente, responsabile di gesti che macchiano indelebilmente lo “status” della razza umana? E allora, chi vuole che tutto questo finisca, un giorno magari non troppo lontano, si unisca “alla protesta del cittadino ribelle che pretende dallo Stato l’applicazione della Legge 189, giustizia e la galera con la certezza della pena, per i responsabili di uccisioni, maltrattamenti di animali, arricchimento indebito, evasione fiscale, lavoro in nero, inadempienza alla Legge 281/1991”

Appendete un lenzuolo bianco allora, con una scritta in rosso “Fuori gli animali, dentro i criminali“. Per difendere i nostri amici animali , per difendere  la civiltà, per difendere l’umanità dal lato oscuro di sè stessa.

A.S.