Maroni: sono preoccupato per il clima d’odio

“Sono preoccupato per questo clima che genera episodi come quello successo a Belpietro. Purtroppo non è il primo e temo non sarà l’ultimo“. A parlare è il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, da poco arrivato a Varese per l’inaugurazione dello sportello “Informagiovani” del Comune. Il presunto attentato ordito ai danni del direttore di “Libero” è – a suo avviso – il segnale di un’esasperazione generale; un campanello d’allarme che deve essere raccolto con tempestività.

“Bisogna abbassare i toni, perché certe affermazioni – ha continuato il ministro – certe accuse, che si leggono spesso su alcuni siti Internet, possono dare a qualche mente malata lo spunto per fare queste cose”. Una tesi, la sua, che pare ripartire dalle congetture elaborate in occasione dell’aggressione del premier, avvenuta in piazza Duomo il 13 dicembre scorso. Anche allora si ipotizzò che a levare la mano di Massimo Tartaglia (l’uomo con problemi psichiatrici che scagliò una miniatura del Duomo di Milano contro il volto del presidente del Consiglio, causandone il ferimento) fosse stato il clima d’odio e di tensione generato dai veleni tra i vari esponenti politici.

Un’analisi che il ministro leghista rispolvera anche oggi, per rimarcare la necessità di correre presto ai ripari. “Lunedì pomeriggio sarò in prefettura a Milano – ha annunciato – anche per fare il punto su questo. Nei confronti di Belpietro abbiamo intensificato la sorveglianza, non solo per lui comunque, ma anche per altri soggetti che riteniamo a rischio”.

L’allerta, insomma, è massima, così come la preoccupazione generale del mondo politico, impegnato a rimpallarsi accuse sulla responsabilità di quanto accaduto. Gli investigatori, dal canto loro, non sembrano escludere alcuna pista e, accanto all’ipotesi della fallita aggressione di matrice “politica” (che rimane la più accreditata), lavorano a tutto tondo, senza chiudere ad alcuna possibilità.

In molti, ad esempio, spingono a credere che l’incidente della scorsa notte sia stato un “semplice” caso di criminalità comune (un ladro incappato al momento sbagliato nella persona sbagliata) o che si sia trattato di un tentativo di aggressione personale per motivi non “politicamente” rilevanti. Non si esclude, infatti, che il caustico giornalista di “Libero” abbia in qualche modo potuto insolentire qualche “sensibile” lettore, tanto da spingerlo a cercare una “vendetta” personale sul pianerottolo di casa sua.

Maria Saporito