Sull’Avanti! la mail che incastrerebbe Tulliani

Venti righe scritte di fretta e senza badare troppo alla forma. L’accusa schiacciante contro Giancarlo Tulliani starebbe tutta in quella mail che James Walfenzao avrebbe inviato il 6 agosto scorso a due presunti fiduciari dei fondi segreti delle società off-shore da lui dirette. E che il quotidiano “L’Avanti!” ha pubblicato oggi, titolando a tutta pagina: “Il documento che incastra Tulliani“.

Ecco i fatti: James Walfenzao è l’amministratore delle società off-shore “Printemps” e “Timora” con sede nell’isola di Santa Lucia; in una mail datata 6 agosto 2010 mette a conoscenza Evan Hermiston e Michael Gordon dei “movimenti” registrati intorno alle due società da lui gestite, lasciando intendere che i due – ufficialmente responsabili di una impresa immobiliare con sede nell’isola caraibica – siano tra i beneficiari dei fondi neri delle due off-shore.

“Le nostre due compagnie – avrebbe scritto Walfenzao – stanno attraendo la stampa italiana perché c’è uno scontro in corso tra Berlusconi e Fini (prima alleati politici). La sorella del nostro cliente – continuerebbe la mail – ha un legame molto forte con uno dei due politici interessati”.

Un  passaggio che – seppure non prevede la diretta menzione dei fratelli Tulliani – sembrerebbe fare esplicito riferimento a loro. Su Giancarlo Tulliani, fratello dell’attuale compagna di Gianfranco Fini, gravano forti sospetti (nutriti dallo stesso presidente della Camera) circa la proprietà della chiacchieratissima casa di Montecarlo (ereditata da An da una anziana militante) che – stando alla prova pubblicata oggi su “L’Avanti!”– il giovane avrebbe acquistato attraverso le due società off-shore gestite da Welfanzao.

“Printemps e Timara – si legge ancora nella mail – hanno attirato l’attenzione della stampa italiana. Sebbene la maggior parte del fango venga gettato da giornali controllati da Berlusconi, anche giornali più seri come il Corriere della Sera ne scrivono. Il mio nome come direttore viene menzionato; non ci sono commenti che dicano che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ma è comunque molto seccante“.

“Queste società – avrebbe scritto ancora James Walfenzao – sono state usate per comprare un piccolo appartamento a MC (Montecarlo, ndr). Il valore ci pareva basso, ma il notaio ci ha spiegato il perché del prezzo (l’appartamento era stato ereditato da una signora anziana che era deceduta – era in cattive condizioni – mal conservato ecc.)”.

Potreste essere avvicinati da giornalisti – avrebbe avvisato infine l’amministratore delle off-shore di Santa Lucia – vi suggerisco di non rispondere. Stiamo pensando di dimetterci, prima però – avrebbe concluso Walfenzao – vogliamo sentire cosa ha da dire il cliente”.

A pubblicare il presunto “scoop” che incastrerebbe Giancarlo Tulliani è stato Valter Lavitola, “folcroristico” direttore dello storico quotidiano socialista. Grande amico e “consigliere” del presidente del Consiglio, Lavitola non ha lesinato particolari sulla sua biografia, confermando i rumors sull’inamicizia con Niccolò Ghedini, invidioso – a suo dire – del suo legame col premier.

Quando Berlusconi ha saputo della roba che avevo raccolto a Santa Lucia – ha raccontato Lavitola – mi ha detto: ‘Ma queste informazioni deve girarle a Sallusti‘. Al ‘Giornale’ non gliele do, ho risposto io, resto un socialista”.

E a chi gli ha chiesto come abbia fatto a ottenere documenti così scottanti che sembrerebbero fornire la prova regina della coplevolezza del giovane Tulliani: “Laggiù si paga tutto” ha risposto secco il direttore dell’“Avanti!”. “Per la lettera del ministro della giustizia – ha precisato – ho offerto 50 dollari, l’hanno data ad altri. Un documento del catasto si ottiene con 350 dollari, la copia di un bonifico bancario 200 dollari più una cena”.

“L’intera indagine – ha rendicontato Lavitola – mi è costata 32 mila dollari. Ditelo a Fini: tutti soldi miei. Attenzione, quello è il costo dell’inchiesta, non della festa a San Paolo per il premier. Là – si è difeso il direttore – io, ero solo un invitato”.

Maria Saporito