Amore e Alzheimer: ecco la “Sconfinata giovinezza” di Pupi Avati

Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio in una scena del film

Una carriera più che quarantennale, ben 41 pellicole all’attivo e un nuovo film in uscita. Questo  e ben altro è Pupi Avati, alla soglia dei suoi 72 anni, gran parte dei quali spesi ad onorare la sua grande passione per la settima arte. Dopo aver polemizzato con la direzione della Mostra del Cinema di Venezia per aver escluso dal concorso il suo Una sconfinata giovinezza, il regista bolognese ha presentato in anteprima a Roma il suo film, che uscirà nelle sale venerdì 8 ottobre. Una delicata e struggente storia d’amore, vissuta sullo sfondo di una malattia devastante, qual è il morbo di Alzheimer.

Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio sono gli intensi protagonisti di questa appassionata apologia dell’amore di coppia; un amore difeso con i denti, onorato in salute e – soprattutto – in malattia. Questo è il senso della storia che vede protagonista una coppia di coniugi affiatata (Lino, giornalista sportivo, e Chicca, docente universitaria) che – dopo una diagnosi al marito – si trova a dover affrontare in maniera inaspettata e improvvisa lo spettro del morbo di Alzheimer. Saranno la tenacia e l’amore della moglie – o forse, appunto, la sua “sconfinata giovinezza” interiore – a spingerla a rimanere accanto all’amato marito ad ogni costo, anche contro chi vorrebbe curarlo allontanandolo inevitabilmente da lei.

Al di là della somiglianza con il film Iris – un amore vero (diretto da Richard Eyre e con una strepitosa Judi Dench) , la genesi del film ha motivazioni più autobiografiche. “Il film – ha raccontato Avati in conferenza stampa – prende spunto da un fatto realmente accaduto nella mia famiglia: la malattia diagnosticata a mio suocero. Ho approfondito quella che era la sua situazione e ho ritenuto che dopo 41 film fosse arrivato il momento di raccontare una storia d’amore”. Ma questo non è l’unico motivo: “la ragione per cui mi sono occupato di questa patologia – ha aggiunto Avati – sta nel mio rapporto con il tempo: ho 72 anni, dunque sono un anziano nel pieno del secondo tempo della propria vita”.

Ma a chi è indirizzato il film? “A un pubblico molto alternativo, che va totalmente controcorrente – ha ammesso il regista – . Tutti oggi vogliono vedere commedie, pellicole comiche”. Questo secondo Avati sarebbe anche avallato dallo “scarso numero di copie col quale viene distribuito, cosa che fa capire la fiducia molto contenuta del distributore”. Ennesima frecciata di un uomo che di film e provocazioni, forse, non sarà mai sazio.

Roberto Del Bove

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