Anm, Palamara: Sono 18 anni che la politica manovra la magistratura

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:16

Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, descrive a tinte veramente cupe il clima che si respirerebbe in Italia nell’ambito di inchieste ed indagini “da 18 anni a questa parte”, in cui la politica continuamente si dedicherebbe a “strumentalizzare le inchieste”.

Questo è quanto è stato detto in risposta alle accuse berlusconiane alla magistratura italiana, su cui si punta il dito da parte dell’area politica vicina al Pdl, in quanto si tratterebbe di una istituzione che mirerebbe ad autoassolversi con facilità, secondo le gravi parole di condanna espresse periodicamente dal premier Berlusconi e dai suoi sostenitori.

“Il clima che c’è oggi non è affatto buono. Purtroppo lo registriamo da 18 anni, ovvero dall’avvento di tangentopoli. Ormai non si può più parlare di reciproco rispetto: basta leggere gli ultimi articoli dei giornali, che ingenerano confusione nel Paese e nei magistrati stessi. I magistrati hanno tantissimo lavoro da svolgere e dovrebbero poterlo fare in serenità. Per scelta nell’ultimo periodo abbiamo scelto di non replicare allo stillicidio”. Definisce così, Palamara, gli attacchi da cui si sente fronteggiata la magistratura da parte del Pdl, e dunque anche da parte dell’attuale governo Berlusconi.

“E’ difficile trovare parole per esprimere il più ampio disappunto, ma ora sta assumendo livelli mai visti”, è l’amara considerazione del presidente dell’Anm.

E dunque il momento è davvero cruciale e drammatico, secondo Palamara, in quanto ora “si rischia di sovvertire gli equilibri tra istituzioni, perciò questa aggressione continua non è più solo un problema della magistratura ma di tutte le istituzioni“. La magistratura dunque, secondo l’Anm, in questo caso rappresentato dalle parole del suo presidente, continua a ricevere “invettive e insulti perchè si vuole una magistratura docile che non disturbi il manovratore. Cosa c’è di più grave dell’accusa di essere un’associazione a delinquere?”, ha detto il presidente dell’Anm ricordando una delle critiche fatte dal presidente del Consiglio ai magistrati.

Ma quanto all’accusa, soprattutto, di autoassoluzione, i magistrati proprio non ci stanno. Fermamente deciso a non mandarla giù, Palamara fa notare che “i dati mostrano che il sistema disciplinare della magistratura funziona, dal momento che il dieci percento dei magistrati in servizio è stato sottoposto a provvedimenti disciplinari, perciò non può passare il concetto che siamo una corporazione che si vuole assolvere“.

Di conseguenza, oltre a ribadire per l’ennesima volta, come da anni avviene, nel fuoco di file reciproco tra destra italiana e magistratura, il concetto che oggi è la politica con le sue manovre a “strumentalizzare le inchieste, avviene ormai da 18 anni”, Palamara definisce un’altra idea chiave della magistratura, portata avanti con fatica in queste ore di ansiosa e strenua lotta in difesa della propria legittimità: “Noi non accettiamo la distinzione tra magistrati buoni e cattivi“. Distinzione che, come è noto, è abbastanza usuale al momento fare in sede di diatribe politiche: a ciascuno i “suoi” magistrati, che sono buoni e giusti a seconda di quanto sono comodi all’uopo, ossia di quanto fanno al caso di chi governa o di chi si oppone al governo. Un gioco del quale la magistratura per definizione non deve far parte, essendo soggetta solo alla legge. Se davvero è ancora così. Secondo l’opinione del presidente dell’Anm, sembrerebbe di no, si direbbe che i tempi siano ormai cambiati. Resta una speranza e non più una quotidiana certezza, il diritto dovere del magistrato di oggi di restare indipendente dalla giostra politica, secondo il principio costituzionale della divisione dei poteri.

S. K.