Home Spettacolo Gossip Tiziano Ferro gay: “Il problema sono sempre stato io”

Tiziano Ferro gay: “Il problema sono sempre stato io”

Nessuna forzatura per Tiziano Ferro, la decisione di dichiarare la sua omosessualità è frutto di un percorso doloroso ma che oggi gli consente di poter dire “sono felice di essere gay”.

Tiziano non nega più niente a se stesso e prima che esca l’autobiografia “Trent’anni e una chiacchierata con papà” lascia libere le parole e si concede alle interviste.

A Repubblica.it svela tutto il dolore, un dolore racchiuso in un diario, quindici anni di fragilità e depressione, l’opposto di ciò che appariva mentre riscuoteva un successo dietro l’altro. Ed è stata la musica la sua forza, magari la stessa che lui riesce ad infondere in tanti altri. Eppure in passato abbiamo rischiato di perdere le sue nuove canzoni e continuare a godere del suo immenso talento.

Tiziano racconta il suo periodo più difficile:Certi percorsi vanno fatti fino in fondo, detto adesso sembra quasi ovvio, ma quando ho riletto i miei diari, e non l’avevo mai fatto in tutti questi anni, sono rimasto sconvolto. Ho capito che se mi fosse mancata la musica sarebbe stato un disastro: la musica mi ha dato un ancoraggio, la forza di svegliarmi per un lavoro, di non rovinare quello che facevo. Il problema è che mi ero totalmente isolato per non far vedere un tormento che era evidente. Questo è stato il mio macigno. Da solo è tutto peggio. Il vero passo avanti, anche grazie alla decisione di andare in analisi, è stato quello di eliminare questa forma di auto controllo, pensavo che agli altri non interessassero i miei problemi. Quindi l’autoisolamento, forzatissimo”.

I fan lo adorano ma è grazie anche a suo padre e ai suoi amici che ha compreso gli errori:  “Un giorno ero andato a dirgli che volevo smettere di fare questo mestiere, che pure amavo. La decisione era frutto di questa paranoia elaborata in anni di meditazioni solitarie. Ero andato da lui perché mi sembrava onesto farlo, e papà mi ha spiegato che era una stupidaggine: se i motivi erano quelli, tipo l’omosessualità, facevo un grande errore. Il problema era mio, ero io che lo vivevo come tale, non certo chi mi amava. Lì per lì ho pensato: ok, dice così perché è mio padre, e invece anche gli altri, gli amici, mi hanno detto le stesse cose. In fondo devo dare la colpa solo a me stesso”.

Infine, racconta: “La reazione di tutti è stata di sollievo, finalmente uno spiraglio di dialogo, anche perché io non andavo mai oltre un certo punto. Nelle relazioni tra me e gli altri mettevo sempre distanze, anche fisiche. La prima cosa che mi hanno detto tutti è stata: grazie per la fiducia. Il mio manager, Fabrizio Giannini mi ha confessato: mi stai facendo un regalo, io non ne avrei mai parlato con te per non urtare la tua sensibilità, ma ero stufo di vederti triste dopo i concerti e di capire che non ti godevi quello che avevi, ti aiuto, troviamo insieme un percorso. La cosa più assurda è che non posso incolpare nessuno: non ho vissuto in un ambiente che nega l’omosessualità, ho fatto tutto da solo, il problema sono sempre stato io”.

Stefania Longo

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