Vertice di maggioranza: la quiete (apparente) dopo la tempesta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:21

La riunione dei capigruppo delle forze di maggioranza – che si è tenuta ieri mattina al Senato – ha apparentemente contribuito a rinsaldare gli equilibri tra le varie “anime” del centrodestra. Gli incarichi ai finiani sono stati riconfermati (Giulia Bongiorno resterà alla presidenza della commissione Giustizia alla Camera, Silvano Moffa alla commissione Lavoro e Mario Baldassarri alle Finanze), aprendo a un periodo di “calma” dopo la “burrasca” degli ultimi mesi all’interno della maggioranza.

Secondo l’analisi di molti però il vertice di ieri tra i capigruppo di Pdl, Lega, Fli, Mpa e Noi Sud avrebbe sortito risultati positivi per il semplice fatto che si sarebbero evitate le questioni più spinose. In pratica ieri a palazzo Madama si sarebbero guardati bene dall’affrontare punti delicati come quello della giustizia o della riforma elettorale e avrebbero piuttosto preferito focalizzare l’attenzione su questioni ampiamente condivise (e periferiche) come la riforma dell’Università o la comune intenzione di ristabilire rapporti più saldi e fermi dentro e fuori le Aule.

“L’incontro di oggi (ieri per chi legge, ndr) – ha dichiarato Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati pidiellini – è idealmente la continuazione della fiducia sul discorso fatto da Berlusconi alla Camera e al Senato e segna il tentativo di lavorare altri tre anni per realizzare il programma”.

Rassicurante il giudizio del capogruppo del Pdl al Senato: “C’è serietà, tranquillità e concretezza – ha notato Maurizio Gasparri – I presidenti delle commissioni saranno confermati e abbiamo intenzione di andare avanti con la riforma dell’Università”.

“Positiva” anche la valutazione di Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera: “Si parla da mesi di elezioni ma la Lega – ha chiarito – vuole andare avanti a risolvere i problemi degli italiani. Tra questi non c’è la legge elettorale che non è un tema all’ordine del giorno”.

E Fli? Il capogruppo di Montecitorio, Italo Bocchino, si è ieri unito al coro dei soddisfatti: “Quando lo dicevamo tempo fa – ha detto – ci rispondevano con le risatine, ma quando si fanno i vertici si risolvono i problemi. Bastava prendere atto del fatto che c’è una terza gamba della maggioranza – ha ribadito il finiano – per risolvere i problemi”.

Ma già nel pomeriggio lo stesso Bocchino – interpellato su questioni più “scomode” – ha aperto alla possibilità di tenere in Aula una linea di condotta essenzialmente autonoma: “Sul sistema elettorale – ha spiegato – non esiste il vincolo di maggioranza. Noi abbiamo tre indicazioni di base: la necessità di indicare il premier, delineare prima del voto le alleanze e ripristinare il collegamento tra elettori ed eletti con le preferenze o con collegi uninominali”.

Quanto al “Lodo Alfano”, i finiani hanno ieri annunciato l’intenzione di votare sì agli emendamenti presentati dal relatore Carlo Vizzini, ma “senza enfasi”: “Noi siamo consapevoli – ha precisato Bocchino – della necessità di tutelare il sereno svolgimento della funzione del presidente del Consiglio. Vediamo però – ha concluso – con quali accorgimenti”.

Maria Saporito

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