MotoGp, Lorenzo seduto in cima al mondo

Un mondiale perfetto, una vittoria scontata. Il sogno che si realizza e quel numero uno che cambia padrone. Jorge Lorenzo ha vinto il mondiale più strano, difficile e tosto degli ultimi anni. STRANO perchè gli avversari si sono auto-eliminati a suon di cadute. Subito Stoner che si stende e perde fiducia in sé e nel team, facendosi inculcare da Livio Suppo quell’idea Honda in tempi troppo precoci. Poi Rossi, spalla e gamba, costretto a inseguire e stringere i denti. Infine Pedrosa tradito dalla sua moto proprio all’apice della sua condizione fisica e mentale. Una fortuna che, paradossalmente, gli si è rivoltata contro. Già al Mugello Jorge era il nuovo campione del mondo, già in quella gara ha dovuto fare i conti con lo stress della vittoria iridata. Non era più lo sfidante veloce che si poteva giocare tutto ad ogni gara, era il “campione virtuale” come lui stesso si è definito, costretto a fare punti e non fare passi falsi, perchè questo mondiale non poteva fare altro che perderlo.

DIFFICILE, anzi, epico. Il livello della MotoGp è altissimo. Sin troppo a volte. Appena il semaforo scatta non ce ne è più per nessuno. Tutto al limite se non di più, record che si abbassano, ritmi esagerati, competizione agguerrita. Nessun campionato motociclistico e così affascinante e terribile come questo. E sopravvivere, vincere e salire sul tetto del mondo e qualcosa di unico, per persone uniche. Ed infine TOSTO perchè terminare davanti a piloti del calibro di Dovizioso, Pedrosa, Stoner e di un certo Valentino Rossi ha il suo bel significato. La lista dei piloti che si sono dovuti arrendere al loro talento non si conta. Da Gibernau ad Elias, da Biaggi a Melandri. Piloti schiacciati e sconfitti, costretti ad andare via per salvare la loro immagine e carriera. Correre in MotoGp vuole dire rischiare tutto quello che si è costruito in una vita intera, e solo pochissimi riescono a rimanere in piedi con le loro gambe.

Può urlare di gioia quindi Lorenzo. Scarica tutta la rabbia e preoccupazione di oggi, divenire il nuovo paladino della penisola iberica. E’ lui il capo, l’avversario più tosto. Jorge infatti possiede tutte le caratteristiche che invece altri non hanno. Innanzitutto questo mondiale è suo a suon di pole e giri veloci (non può dire così Hayden), e forte nel corpo e corpo (Pedrosa no) e non entra in crisi ad ogni suo errore (Stoner invece..) Una vera e piena maturità, che fa capire il perchè la Yamaha ha preferito puntare su di lui. Addirittura ha costretto Rossi a cambiare squadra, cosa fino a qualche anno neppure lontanamente immaginabile. Duro davvero questo spagnolo, che l’anno prossimo dovrà difendere come un gladiatore il successo di oggi.

Solo un dubbio lo divide dall’essere un campione assoluto. Il ripetere quello avvenuto quest’anno. Gli eroi rivincono e si tengono il numero uno. Solo loro fanno girare il destino a loro favore, sconfiggendo nuovi pericoli ed avversari. Se adesso è stato difficile, dopo sarà un inferno. L’Honda con il trio delle meraviglie , l’incognita Spies, quel Rossi tutto rosso di rabbia. Sì, un’altra storia inadatta per cuori deboli. Ora però lasciamolo festeggiare. Ha mostrato tanto e si merita tutto questo. Troverà poi il tempo per tremare, adesso solo sorrisi. Bravo Jorge.

Riccardo Cangini