Iran, arrestati senza motivo il figlio e l’avvocato di Sakineh

Sakineh, 43 anni, è condannata all'impiccagione

La vicenda di Sakineh torna nuovamente alla ribalta in Iran. Infatti, Sajjad Qaderzadeh, figlio ventenne della donna, e Javid Houtan Kian, l’avvocato che la difese dalla lapidazione, sono stati arrestati stamane dalle autorità iraniane. Secondo alcune indiscrezioni, contemporaneamente sarebbero stati presi anche due reporter stranieri.

La notizia è stata confermata da Mina Ahadi, portavoce del Comitato internazionale contro la lapidazione, la quale riferisce che i due uomini sono stati bloccati ieri a Tabriz, città situata nella parte settentrionale del Paese, mentre stavamo concedendo un’intervista a due giornalisti tedeschi. La donna ha assistito in diretta all’arresto, in quanto faceva da interprete al telefono da Francoforte. Improvvisamente si è interrotto il collegamento audio. “Sajjad aveva accettato di concedere l’intervista a condizione che si tenesse nell’ufficio dell’avvocato [Houtan Kian, ndr] – ha spiegato Mina Ahadi Mi occupavo di tradurre l’intervista, quando si è verificato un incidente. Il giornalista tedesco ha chiesto che succedeva ed è stato costretto a riattaccare. Da allora, i telefoni portatili di Sajjad, Houtan Kian e dei due sono giornalisti sono tutti e quattro irraggiungibili”.

L’ipotesi dell’arresto è inoltre divenuto certezza nel momento in cui è stato notificato che Sajjad non era mai rientrato a casa e che i due reporter non avevano trascorso la notte in albergo. Tuttavia, le generalità dei due stranieri non sono state rese note e non si conosce nemmeno la testate per la quale i due lavorano.

Silenzio totale dal governo di Teheran in merito alla vicenda, il quale tuttavia riferisce unicamente dell’arresto di alcuni “finti giornalisti stranieri”. Inoltre, le autorità iraniane hanno espulso oggi dal Paese una corrispondente del quotidiano spagnolo “El Pais”, Angeles Espinosa, autrice di interviste e dichiarazione giudicate ‘scomode’ dal regime iraniano. Uno sforzo per mettere a tacere tutte le voci sgradite e distogliere l’opinione pubblica, soprattutto mondiale, dalla situazione in Iran, a dispetto delle aperte violazioni dei diritti umani.

Nonostante i media internazionali si siano rapidamente disinteressati alla vicenda di Sakineh, 43 anni, dopo la sospensione della lapidazione, la donna non naviga in buone acque. È infatti reclusa nel carcere di Tabriz dall’11 agosto, sulla sua testa piove una condanna all’impiccagione con l’accusa di adulterio e complicità in omicidio e sarebbe inoltre stata vittima di violenze e feroci intimidazioni. Un avvenimento grigio e senza dubbio complicato, in cui solo l’interesse dell’opinione pubblica potrà essere determinante per salvare una vita umana.

Emanuele Ballacci