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Unione Europea: strage di animali nei laboratori

Un vero e proprio scenario degli orrori quello che emerge dal sesto rapporto della Commissione Europea sul numero di animali utilizzati a fini sperimentali. I dati si riferiscono all’anno 2008 e raccolgono le informazioni nei vari laboratori dei 27 Stati Membri.

Da sottolineare che le statistiche, secondo quanto stabilito dalla Direttiva europea 86/609, si riferiscono esclusivamente agli animali vertebrati adulti. Dal rapporto sono dunque esclusi gli esseri invertebrati e gli animali utilizzati già soppressi.

”Nonostante ciò il numero di animali usati per fini sperimentali non accenna a diminuire, rimanendo sulla soglia dei 12 milioni all’anno“, dichiara Michela Kuan, biologa e responsabile LAV del settore Vivisezione. In alcuni paesi (Germania, Spagna, Francia, Irlanda e Austria) la percentuale di animali utilizzate come cavie da laboratorio è aumentata di oltre il 50% rispetto al 2005, anno del precedente rapporto. Risulta stabile la posizione dell’Italia che mantiene il quinto posto nella classifica degli animali utilizzati per la vivisezione.

Se si guardano i dati più nel dettaglio, ci si accorge che nel 2008, i cani utilizzati sono stati 21.000, cifra assai inferiore rispetto ai 330.000 esemplari di conigli morti come cavie nei vari laboratori. Per quanto rigurda le scimme, la cifra si attesta intorno ai 9.000 esemplari. Per quanto riguarda i primati, è necessario sottolineare che circa il 56% di essi viene catturato allo stato selvatico. In questo modo, tutto il nucleo familiare viene ucciso per prelevare il piccolo che, dopo un lungo viaggio rinchiuso in una piccola scatola,  approda nei laboratori europei.

”L’Unione Europea continua a ritardare l’ incentivazione al ricorso a metodi che non facciano uso di animali. Sarà fondamentale che nell’iter di recepimento nazionale della Direttiva, Governo e Parlamento inseriscano disposizioni per favorire lo sviluppo concreto di tali metodi e limitino, nei fatti, il ricorso agli animali, nell’ottica di un futuro basato su una ricerca etica e scientificamente rigorosa libera dal vincolo obsoleto del modello animale”, conclude Michela Kuan.

Di Marcello Accanto