Italia-Serbia, il Ferraris messo a ferro e fuoco ma si gioca

Nel pre gara della partita valevole per la partita di qualificazione agli Europei del 2012 tra Italia e Serbia, lo stadio Luigi Ferraris di Genova è stato messo a ferro e fuoco da pochissimi facinorosi serbi, che già in giornata avevamo messo in difficoltà la polizia di Marassi, quartiere che ospita lo stadio dove si giocherà la partita stasera. Il campo dell’intero impianto era stato anche rifatto per permettere alla nazionale di giocare in degno modo e sugli spalti vi erano anche posti omaggio per i bambini delle scuole elementari di Genova, per un progetto che intendeva portare lo sport nelle case.

Nel pomeriggio, come dicevamo, addirittura dei tifosi serbi hanno aggredito i giocatori della propria nazionale facendo irruzione sul pullman che li avrebbe portati dall’hotel allo stadio e colpendo con un fumogeno il portiere Vladimir Stojkovic, militante nel Partizan di Belgrado. Supposizioni lascerebbero intendere che gli stessi tifosi volessero impedire alla nazionale di giungere al Ferraris per disputare la gara e che questo gruppo di ultras fosse composto da membri già facenti parte dell’assalto al gay pride di Belgrado tenutosi durante la settimana scorsa.

Tra fumogeni lanciati sul campo, appena rifatto ricordiamo, e vetrate delle tribune rotte, la polizia non ha avuto l’autorizzazione ad intervenire per caricare i tifosi, in particolar modo il serbo che dal momento del saluto dei giocatori aveva iniziato a tranciare la recinzione di protezione con delle cesoie: dopo le prime proteste i giocatori erano tornati negli spogliatoi facendo presagire la fine della partita e che soprattutto si sarebbe dovuto attendere una comunicazione da parte dell’UEFA per concedere la vittoria a tavolino della nazionale italiana.

Dopo 30 minuti esatti comunque la polizia riesce a ritagliarsi un corridoio all’interno delle tribune, dopo aver fatto evacuare la zona vicino quella occupata dai tanti facinorosi serbi, e ostacola il procedere dei vandalismi. Lo stadio ne risente solo sulle vetrate, la partita nel ritardo, e si inizia col minuto di silenzio per i quattro alpini morti nella settimana appena conclusasi: i giocatori serbi intanto ringraziano i loro tifosi con applausi ironici; erano venuti qui per fare risultato e si sono ritrovati nel terrore di perdere a tavolino la gara.

Il responsabile della sicurezza conferma che c’erano le condizioni per giocare e la partita, alle 21.25 ufficialmente inizia, con 40 minuti di ritardo: Stojkovic si rifiuta di scendere in campo in seguito alle minacce ricevute. Ci si attende ora la risposta della UEFA.

AGGIORNAMENTO: l’arbitro dopo il secondo lancio di bengala in direzione della porta di Viviano, portiere dell’Italia, ha deciso di sospendere la partita definitivamente. I giocatori lasciano il campo a partire dalle 22.10, il primo è Gastaldello. La partita era stata giocata per appena 5 minuti.

Mario Petillo