Se Fini “sfila” la riforma elettorale a Schifani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:07

La riforma elettorale è una delle priorità del nostro Paese. Ne è convinto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha ieri indirizzato una lettera alla seconda carica dello Stato, Renato Schifani, per chiedergli di accelerare i tempi della discussione che dovrebbe condurre al cambiamento dell’attuale legge elettorale. Di più: il presidente di Montecitorio è talmente smanioso di centrare l’ambito obiettivo che avrebbe espressamente chiesto a Schifani di spostare la discussione dal Senato alla Camera.

“Appare opportuno – ha scritto ieri Fini – che alla luce del significativo carico di lavoro che grava sulla commissione Affari costituzionali del Senato e coerentemente con lo spirito dell’intesa già assunta all’inizio della legislatura, la priorità della trattazione della materia elettorale, non limitata alla sola legge per l’elezione del Parlamento europeo – ha puntualizzato – ma comprensiva anche delle iniziative riferite alla legge elettorale nazionale, possa essere riservata alla Camera“.

A inizio legislatura i due rami del Parlamento avevano pattuito che la Camera si occupasse della riforma elettorale per le consultazioni europee e che palazzo Madama definisse, invece, gli eventuali punti incardinati sulla riforma elettorale nazionale. Un “accordo” a cui il presidente della Camera vorrebbe adesso venire meno, proponendo che ad esaminare le eventuali proposte di modifica dell’attuale legge elettorale siano i deputati (e non più i senatori).

A chiudere a questa possibilità era stato giorni fa il senatore del Pd, Stefano Ceccanti: “Lo spostamento chiesto da Fini – aveva detto – non si può fare. Quando una Camera discute, l’altra attende. Forse c’è stato un difetto di comunicazione. Magari Fini non sapeva che al Senato, in commissione Affari costituzionali, abbiamo già iniziato l‘esame delle proposte presentate. Fra l’altro – aveva continuato Ceccanti – abbiamo già dibattuto approfonditamente le preferenze, i collegi uninominali, le liste bloccate. C’è stata un’ampia discussione sulla proposta di Beppe Grillo. A questo punto – aveva concluso – sono state ‘incardinate’ anche le altre proposte e il presidente Vizzini fra l’altro ha l’accordo di tutti i gruppi”.

Una chiusura rimarcata ieri con enfasi da Osvaldo Napoli, vicepresidente del Pdl alla Camera: “Fini – ha commentato – parla da presidente della Camera o da leader di Fli? Sa spiegare perché, sconvolgendo l’agenda delle priorità del Paese, all’improvviso compare la legge elettorale, addirittura al primo posto?”.

Non lascia intravedere “spiragli” neanche Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionale al Senato: “Ci sono già diverse proposte di legge incardinate – ha spiegato – e oggi (ieri per chi legge, ndr) ne sono state abbinate altre tre. Credo ci siano tutte le ragioni – ha concluso – per proseguire l’iter della riforma già avviata in Senato“.

L’ipotesi che il presidente Fini riesca a “sfilare” la discussione sulla riforma elettorale a Renato Schifani appare dunque assai remota. Per centrare l’obiettivo, il presidente di Montecitorio dovrà forse vergare una nuova e più convincente lettera all’indirizzo del Quirinale.

Maria Saporito

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