“Gorbaciof”: l’ennesima prova del trasformista Toni Servillo

Dopo la presentazione  – seguita da calda approvazione di pubblico e critica – all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, esce nelle sale dal 15 ottobre Gorbaciof, ultima fatica del regista Stefano Incerti. Protagonista assoluto di questo noir nostrano drammatico e malinconico è Toni Servillo, ormai considerato da tutti uno dei più grandi attori italiani degli ultimi vent’anni. Pupillo di Paolo Sorrentino (che lo ha scelto come protagonista in ben tre film: L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore e Il divo), l’attore casertano torna ora a brillare nei panni di Marino Pacileo, contabile del carcere di Poggioreale, detto “Gorbaciof” per la vistosa voglia sulla fronte simile a quella del famoso leader politico russo.

Pacileo è un personaggio schivo e silenzioso, che ruba soldi dal carcere in cui lavora per giocare d’azzardo nel retro di un ristorante cinese. In quello stesso luogo conosce Lila (interpretata da Mi Yang), una ragazza cinese la cui innocenza sarà capace di aprirgli gli occhi e ricordargli che un’altra vita è sempre possibile. Per amore di lei decide di rischiare tutto e compiere un gesto estremo, capace però di ridare senso alla sua vita, segnata in precedenza dal vizio, dall’accidia e dalla solitudine.

Un plot che da lontano ricorda quello de Le conseguenze dell’amore, come anche il personaggio di Marino Pacileo ricorda vagamente il Titta Di Gerolamo dello stesso film di Sorrentino. Ma Servillo è come sempre bravo a giocare con le sfumature, mettendo in mostra – senza ricorrere ad eccessi – la sua grande abilità di caratterista. “Quando ho letto la sceneggiatura, ho pensato subito ad una pantomima drammatica e, con la dovuta modestia, ad un personaggio chapliniano, come quello in ‘Luci della città“, ha dichiarato Servillo in conferenza stampa, confermando un’umiltà pari solo al suo talento.

Riguardando a posteriori la disfatta italiana a Venezia, comunque, viene da chiedersi perché il film sia stato presentato Fuori Concorso. Le cose, chissà, magari sarebbero andate diversamente, sebbene questa risulti una constatazione retorica: con i “se” e con i “ma”, dopotutto, non si è mai fatta la storia.

Roberto Del Bove