L’ultimatum di Santoro: o io o Masi

“Siamo arrivati allo ‘show down’, una parte salta. O io o Masi“. Usa parole definitive Michele Santoro, dopo che su di lui è piombata la nuova misura disciplinare che lo costringerà a rimanere lontano dalle telecamere per 10 giorni. Il conduttore di “Annozero” si scaglia contro la sospensione decisa dai vertici della Rai e lancia una sfida: “È vero – ha ribadito – una parte salta, ma siete sicuri che sarò io?”.

Il giornalista non usa giri di parole per denunciare il clima teso all’interno dell’azienda: “Succede sempre di mercoledì – ha notato – Alla vigilia della puntata si scatena regolarmente l’inferno. È un massacro, una via crucis. Ma vado avanti – ha scandito Santoro – rispetto gli impegni presi con il pubblico e non dimentico che tanta gente sta peggio di me”.

Chiuso in una stanza della redazione di “Annozero” con i suoi legali per elaborare l’ennesimo ricorso, il conduttore di Rai2 lancia una proposta: “Masi e il consiglio – ha detto – sono liberi di fare una scelta chiara. La sentenza non costringe la Rai a tenermi. Arriviamo a dicembre, facciamo le nostre 12-13 puntate e chiudiamo lì”.

Uno scenario sicuramente preferibile – secondo Santoro – all’attuale presa di posizione dei vertici di viale Mazzini, sempre pronti a “sparare nelle gambe ogni volta che ci muoviamo”. “A qualcuno – ha continuato il giornalista – sarebbe piaciuto che me ne andassi gratis dalla Rai, ma questo è impossibile. A Masi piacerebbe tenermi ma in un angolo a fare niente. E anche questo – ha concluso – non si può fare”.

Anche il legale di Santoro, Domenico D’Amati, ha ieri usato parole di “fuoco” nei confronti della misura disciplinare decisa dal direttore della Rai. “Si tratta di un fatto molto grave – ha lamentato l’avvocato – perché si aggiunge ad altri precedenti comportamenti diretti a ostacolare la messa in onda di ‘Annozero’ e quindi a sottrarsi non solo ai doveri dell’azienda verso i telespettatori, ma anche – ha precisato D’Amati – all’esecuzione di una sentenza del tribunale di Roma confermata in appello”.

Una “strigliatina” anche al Cda: “Il Consiglio di amministrazione – ha continuato il legale di Michele Santoro – non può restare spettatore di questa vicenda in quanto ha precisi doveri di intervento a tutela del pubblico interesse. La sua inerzia – ha concluso – comporterebbe una piena assunzione di responsabilità”.

Maria Saporito