Scontri Italia-Serbia, parla Ivan il capo:”Chiedo scusa agli italiani”

Capelli rasati, fisico scolpito e tatuato, sguardo da duro. Ivan Bogdanov è stato soprannominato “l’uomo nero” per aver guidato, incappucciato, la folle rivolta dei tifosi serbi durante la partita contro l’Italia di venerdì scorso. Adesso è in gabbia, ma al di là dei provvedimenti che l’Uefa prenderà alla fine del mese, Italia-Serbia è diventato un affare diplomatico. La contesa di Belgrado all’interno dell’Unione Europea si intreccia con i nazionalisti che chiedono la restaurazione della “grande Serbia”. Nonostante questo, Bogdanov ha parlato con toni di scusa tramite il suo legale, Gianfranco Pagano.

Chiedo scusa all’Italia e agli italiani. Mai abbiamo pensato di danneggiare l’Italia che è un paese che mi piace molto. Non c’ero mai stato, ma è bellissimo. Non mi aspettavo problemi politici con l’Italia e nemmeno la sospensione della partita. Sono stato nazionalista come tutti i serbi, ma non appartengo alle Tigri di Arkan (gruppo paramilitare serbo ndr).”  Domani Ivan sarà dinanzi al giudice per la convalida dell’arresto e rischia da 1 a 4 anni di carcere. “Potremmo tentare il patteggiamento e poi puntare sull’espulsione nel caso di una condanna che rientri nei limiti dei due anni. Il mio cliente è tranquillo e sereno.” Così l’avvocato del caporivolta.

Ma il personaggio in questione è ormai su tutte le prime pagine dei giornali del suo paese. La testata “Blic” ha già portato alla luce i suoi precedenti, trovando azioni non proprio nel rispetto della legge. Nel febbraio 2008 è stato promotore di una rivolta contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Belgrado per chiedere l’indipendenza del Kosovo. Fa parte degli “ultra bojs”, frangia estrema di tifosi della Stella Rossa, già coinvolto in aggressioni, scontri ed è anche stato accusato di detenere stupefacenti e animali pericolosi senza autorizzazione. Al di là delle questioni politiche, già si teme per la gara di ritorno nella quale, dagli stessi ultrà, sono stati promessi episodi di ugual misura, se non superiori.

Giuseppe Greco