Medio Oriente, Israele sceglie gli insediamenti: addio pace

Addio al processo di pace in Medio Oriente. Israele ha ufficialmente chiuso la porta ai negoziati, decidendo di procedere con lo sviluppo degli insediamenti a Gerusalemme Est e lanciando una gara d’appalto per la costruzione delle abitazioni. Vivaci proteste sono piovute dall’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), la quale ha immediatamente contestato agli israeliani l’inaspettata rottura delle trattative.

Il premier Benjamin Netanyahu ha quindi progettato la costruzione di oltre 1600 unità abitative a Gerusalemme Est. La zona su cui poggeranno gli insediamenti è da tempo al centro di numerose controversie. Gli israeliani infatti reclamano il possesso dell’intero territorio di Gerusalemme, in quanto capitale “unita e completa” dello Stato di Israele, mentre i palestinesi rivendicano la parte Est di Gerusalemme (chiamata al-Quds in arabo, ovvero “Santa”) quale capitale del futuro stato arabo della Palestina, in accordo con la Risoluzione Onu 242 del 1967. L’Onu, dal canto suo, ha sempre appoggiato con decisione la posizione palestinese, ponendo uffici e consolati di Israele non nella capitale Gerusalemme, ma nella provincia di Tel Aviv. Tuttavia, la situazione sostanziale non è mutata.

Una propensione israeliana verso l’edificazione di nuovi insediamenti implica, secondo l’Anp, una forzata interruzione dei colloqui diretti di pace. Dopo la scorsa settimana, quando il leader israeliano aveva lanciato la proposta di riconoscere lo Stato ebraico in cambio del proseguimento dei negoziati, adesso le parti sono ancora più distanti. “Il governo Netanyahu è determinato a ostacolare qualunque possibilità di riavviare i negoziati diretti – ha tuonato il capo negoziatore Saeb Erekat – Si tratta di un duro colpo agli sforzi americani di impedire il collasso del processo di pace. È per questo motivo che i negoziati hanno raggiunto un punto morto”. Parole dure, ma che interpretano letteralmente la realtà in atto.

Ininfluente la mediazione statunitense contro le vaste potenzialità del presidente israeliano che, senza indugiare, ha deciso di continuare sulla sua strada. Ogni processo di pace prevede la partecipazione al tavolo delle trattative di entrambe le parti in causa. Tuttavia, nel momento in cui una di esse si tira dichiaratamente fuori dai giochi, è estremamente difficile proseguire. Inevitabile perciò l’arenarsi dei negoziati. (Nella foto: Benjamin Netanyahu)

Emanuele Ballacci