Uccide una volontaria. Lei lo aveva denunciato 12 volte

La tragedia è avvenuta a Signa, nella splendida Toscana, a pochi passi dall’altrettanto meravigliosa Firenze.  Giovacchino Sereni, 75 anni , pensionato, cacciatore con tanto di fucile che però non poteva più utilizzare. A seguito delle minacce perpetrate ai danni di Anna Maria Lotti, ultrasessantenne volontaria al canile di Termine, e della figlia Eva, di una ventina d’anni più giovane, i carabinieri gli avevano infatti revocato l’autorizzazione a detenere armi.

Sereni però non si limitava solo a minacciare, lui era uno pratico, lui quel che diceva aveva sempre tentato di realizzarlo e alla fine c’è anche riuscito. Condannato per stalking alla mattina, nel pomeriggio,  un fortuito incontro per strada con le due donne diviene fatale per Anna Maria, volontaria nel canile di zona. L’uomo, di ritorno con un suo amico da una battuta di caccia, che gli aveva chiesto di accompagnarlo. A quanto riporta il Corriere della Sera, dopo l’ennesima discussione estrae un coltello, proprio quello da cacciatore e colpisce ripetutamente le due vittime.  Anna Maria non ce la fa, e muore per le ferite riportate. Eva è ancora in vita, ma le sue condizioni sono gravissime.

Il motivo? I cani, e chi se non loro? Le donne avevano  un paio di “quattrozampe” in giardino, un dobermann e un maremmano meticcio. Il pensionato però non li gradiva, forse gli piacciono, o trova utili solo quelli da caccia di cani, chi lo sa. In ogni caso, l’uomo tenta prima di avvelenarli, poi di colpirli con un’arma a forma di lancia che si è autocostruito. Il suo bersaglio però non sono solo gli animali. Sereni a quanto è stato possibile apprendere aveva anche cercato di accoltellare il figlio della Sig.ra Lotti, con la madre invece, c’è riuscito. Ora forse sarà soddisfatto. Ce l’ha fatta, adesso che è in carcere, a liberarsi dei cani che tanto gli davano fastidio.

Di suo ha confessato di essersi reso conto di aver fatto una “bischerata grossa“. Forse avrebbe dovuto dire “più grossa”, perchè ne aveva già fatte altre, diverse, tutte denunciate da quelle che poi sono rimaste vittime della sua violenza.  Secondo l’avvocato della famiglia Lotti infatti, sarebbero 12 le istanze di denuncia presentate dalle donne nei confronti di Giovacchino Sereni, al quale sembra che pure la moglie desse un discresto sostegno.”Brutta str… schifosa – pare avesse un giorno tuonato la donna – la faremo finita, ci state facendo impazzire con questa storia, troveremo il modo di farla finita”. A raccontare di queste frasi, pochi giorni prima della sua morte, la stessa Anna Maria Lotti.

Molte di queste denunce, riferisce l’Avv. Lisa Parrini, anch’essa sconvolta da quanto accaduto, erano state oggetto di richiesta di archiviazione da parte del pm. Alcune il Gip le aveva invece riaperte. “Perchè, perché non ci hanno ascoltato prima, perchè quando le donne denunciano di essere in pericolo, vengono considerate moleste?

Con le domande si potrebbe però anche proseguire. Perchè le richieste di archiviazione? Si può davvero archiviare un tentato avvelenamento di cani? Non è forse questo, in sè stesso, un atto violento? E un tentato accoltellamento di un uomo (il figlio)? Un colpo di fionda in faccia alla figlia? Nel caso sia possibile archiviare (come sembra), per quale motivo è possibile? In sostanza, perchè la legge è fatta così? Certo, arrivare all’omicidio non è da tutti, è un qualcosa di sicuramente poco prevedibile,in generale,  ma di avvisaglie in questo caso ce n’erano, e molte. Concetti molto simili sono espressi anche dal fratello della vittima, Adamo “Tutti quelli che hanno sottovalutato il nostro problema e non hanno preso in considerazione le nostre denunce, sono tutti responsabili“.

A.S.