Alfano: i finiani voteranno la mia riforma

“Una settimana in più o in meno, dopo quattordici anni, non è un problema. Il governo Berlusconi sarà il primo a consegnare la riforma della giustizia al Parlamento, nero su bianco, dopo tanti convegni, seminari ed interviste”. Ad affermarlo è stato il ministro della Giustzia, Angelino Alfano, orgoglioso nell’annunciare che al puzzle del governo del fare sta per aggiungersi un tassello importante.

In un’intervista al “Corriere della Sera”, il Guardasigilli ha tentato di spazzare via dubbi e fraintendimenti, insistendo sulla possibilità di porre presto la sua firma su una riforma considerata storica. “Ormai siamo a metà legislatura – ha ricordato Alfano – e abbiamo un tempo congruo davanti per l’approvazione delle quattro letture conformi, necessarie per la modifica costituzionale. In ogni caso – ha aggiunto – la riforma non ha alcun intento punitivo nei confronti della magistratura. Noi vogliamo l’autonomia e l’indipendenza dei pubblici ministeri e dei giudici, dei magistrati requirenti e di quelli giudicanti, cioè – ha chiarito – della magistratura nel suo insieme”.

E a chi gli ha prospettato la possibilità che i “finiani” sbarrino la strada al suo disegno costituzionale: “Si tratta di retroscena – ha tagliato corto il responsabile della Giustizia – Credo che sia un buon metodo non affidarsi a quello che sostengono i retroscena, ma alle dichiarazioni ufficiali. I finiani – ha detto – sono in Fli e al tempo stesso a sostegno del governo, eletti con il nostro stesso simbolo ‘Berlusconi presidente’. Sono convinto che Fini e i suoi la voteranno e che la riforma passerà”.

Un ottimismo che ha incoraggiato il ministro a usare parole irremovibili anche su un altro punto delicato: quello che riguarda la legge elettorale. “Noi combatteremo con tutte le nostre forze – ha promesso Alfano – il tentativo di rendere irrilevante il parere del popolo e di rimettere in mano ai partiti la scelta del governo, andando a votare senza sapere quali saranno le alleanze e chi sarà il presidente del Consiglio, allentando il bipolarismo. E poi c’è un’aperta contraddizione – ha spiegato – non si può affidare ad un governo tecnico la scelta più politica che ci sia, cioè la legge elettorale”.

E per rimarcare il concetto: “Non sarebbe una bella scena – ha scandito il Guardasigilli – veder nascere un governo di chi ha perso le elezioni con l’aggiunta di qualche transfuga, per riscrivere fondamentali regole del gioco, patrimonio di tutti”.

Maria Saporito