Giovane, determinata e assessore: intervista a Emanuela Guarasci

Emanuela Guarasci

 

Non sappiamo se sia il più giovane assessore d’Italia (i mezzi a nostra disposizione non ci permettono di verificarlo) ma di certo è il più “fresco” componente della nuova giunta comunale di Enna. Viso acqua e sapone, sorriso che contagia, Emanuela Guarasci – classe 1981 – è la responsabile della Cultura del capoluogo siciliano.  L’abbiamo incontrata questa estate, alla vigilia della sua partenza per l’Andalucia, quando – insieme ai vestiti e ai teli da mare – metteva in valigia anche le tante cose da fare al suo rientro.

Onorevole Guarasci, cosa significa diventare assessore a 29 anni? Quanta diffidenza ha letto negli sguardi dei “veterani” e magari dei concittadini restii a riconoscere capacità decisionali e  gestionali agli under 30?

Intanto ancora non sono Onorevole, ma solo un semplice assessore, però che sia di buono auspicio. Le diffidenze purtroppo ci sono, infatti lavoro quotidianamente per avere la credibilità e il rispetto che in un paese come il nostro è molto più naturale assegnare a chi di anni ne ha molti più dei miei. Non è una battaglia che mi spaventa, è giusto dare tempo al tempo e penso che siano i fatti che debbano parlare delle mie capacità e non i pregiudizi legati alla mia giovane età.

Cosa l’ha avvicinata alla politica e quali sono i suoi modelli di riferimento?

Mi ha avvicinato il mio percorso di studi. Quanto ai modelli di riferimento, ne ho tanti, ma in assoluto chi mi ha formato maggiormente alla politica nel senso vero della parola, è il filosofo Norberto Bobbio, al quale mi sono ispirata per la mia tesi di laurea.

Abbiamo un po’ studiato e – a quanto ci risulta – il suo esordio in politica è avvenuto all’interno dell’Udc. Un transito di qualche anno fino all’approdo al Pd. Cosa ha determinato il suo “deragliamento” a sinistra?

Non lo definirei un vero e proprio deragliamento  a sinistra , essendomi spostata da un partito moderato ad un partito che accoglie anche forze moderate.Inoltre penso che l’Udc non sia un partito strutturato e lo dimostra la sua vita regionale e nazionale, non è un partito  capace di dare spazio ai giovani, al contrario nel Pd ho trovato una maggiore predisposizione verso le nuove generazioni e la mia nomina come assessore ne è un esempio lampante, quantomeno a livello locale.

Il Comune che lei amministra è particolarmente critico: dissesti finanziari, commissariamenti, deficienze nell’erogazione di servizi fondamentali come l’acqua. Come può una giovane come lei contribuire a risolvere problemi che si trascinano da decenni e che neanche gli amministratori più “blasonati” sono riusciti a fronteggiare?

Il Comune ha tanti altri problemi dovuti anche ai continui tagli che vengono effettuati agli enti locali. Io posso contribuire a risolverli attraverso il mio impegno costante, con tanta determinazione e svolgendo un lavoro onesto e trasparente.

A proposito di amministratori “blasonati”, è fresca la notizia del rinvio a giudizio per abuso d’ufficio del senatore del Pd, Mirello Crisafulli, da molti indicato come il “deus ex machina” del territorio ennese.  Esiste anche all’interno del vostro partito una questiona morale ?

Vorrei precisare che è concorso in abuso d’ufficio. Penso che la questione morale sia una questione che ormai va posta per tutto il Paese.

Cosa ne pensa del Lombardo quater? Il nuovo governo regionale guidato dal leader del Movimento per le Autonomie è sorto grazie al sostegno di voi democratici. Opportunismo o reale voglia di collaborare?

Spero reale voglia di collaborare.

Torniamo a casa sua: cosa intende fare nella sua nuova veste di assessore alla Cultura con delega all’Associazionismo, allo Spettacolo e alla Valorizzazione del patrimonio artistico e culturale?

Intanto intendo far tornare l’amore per  la cultura ad Enna, cosa che ormai da più di quindici anni non esiste più. Penso che sarà un progetto realizzabile nel medio/lungo tempo. Ciò che mi preme di più fare è garantire la costanza nell’organizzazione degli eventi di carattere culturale nei meravigliosi luoghi della mia città. I quali da soli si prestano naturalmente a essere cultura.

Ci risulta che il teatro comunale di Enna sia chiuso da oltre 10 anni e che – dopo una cerimonia di riapertura “andata in scena” lo scorso marzo – il sipario non accenni a rialzarsi. Quali sono gli aggiornamenti?

Non è stata  una andata in scena, in realtà il teatro è aperto. C’è solo un piccolo cavillo burocratico da risolvere per poter garantire il servizio a 360°. Sto lavorando per regalare ai cittadini ennesi un teatro vivo.

Qualcuno ha detto che la nuova dittatura nel nostro Paese non si presenterà con i carri armati per le strade ma si insinuerà distruggendo la scuola pubblica. E – aggiungiamo noi – minando il senso critico in generale. Come può la cultura rappresentare oggi, in una società votata all’accidia cerebrale, una meta cui tendere ancora? E’ un’analisi troppo severa?

Non è assolutamente un’analisi severa.  Bisogna lavorare con maggiore costanza, facendo sì che chi è addetto alla formazione (famiglia, scuola, chiesa) si impegni maggiormente, fornendo per primo il buon esempio.

Qual’è la sua idea di cultura? Come spera di conquistare l’interesse dei suoi concittadini?

La cultura è un concetto molto ampio che comprende molto – se non tutto – della vita di un individuo e di una società. Sicuramente non è semplice nozionismo, la cultura va dal mangiare sano al vestire con gusto, all’essere educati in qualunque circostanza, ma soprattutto penso che la cultura sia esperienza di vita.

Immagini di dover scrivere una lettera a un’amica che vive lontano. Optiamo per una missiva, bypassando i mezzi tecnologici, solo perché lei è responsabile comunale della Cultura. Cosa vorrebbe scriverle? Quale sarebbe l’obiettivo che vorrebbe  centrare nei 5 anni di amministrazione e di cui andrebbe più fiera?

Mi piacerebbe scrivere una lettera piena di possibilità: Cara Maria, stasera non so cosa fare, non so se andrò a teatro, a quel bel concerto di musica classica o alla presentazione del libro del mio autore preferito. Le basta?

Essere una bella ragazza in politica può comportare qualche problema. Da Mara Carfagna in giù è tutto un darsi di gomito sulle belle presenze che sempre più spesso popolano il Parlamento. E non solo. La politica è roba per bruttine?

No, la politica è roba per chiunque abbia veramente voglia di lavorare nell’interesse di una comunità, con impegno, determinazione e costanza. E aggiungerei anche con grande sacrificio.

Ultima domanda: chi o cosa è oggi politicamente giovane in Italia?

Oggi è politicamente giovane chiunque capisca che dal bene dell’intera collettività discende il proprio.

Maria Saporito