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‘ndrangheta: Così abbiamo sciolto nell’acido Lea Garofalo

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A Catanzaro, sono state questa mattina arrestate sei persone per il caso Garofalo. Un anno fa, come purtroppo non molti hanno modo di ricordare, la collaboratrice di giustizia Lea Garofalo fu uccisa nelle periferie di Milano, e disciolta nell’acido, con metodo di chiaro stampo mafioso. Per l’esattezza, la donna aveva avuto conoscenze nell’ambito della ‘ndrangheta, e si è dichiarata pentita nel 2002, decisione che l’ha resa collaboratrice di giustizia.

Il classico delitto che ha riguardato la persona che sapeva troppo (e che pareva voler parlare), ha avuto origine dai rapporti che la donna aveva con una certa cosca di cosa nostra. In particolare il suo ex compagno e convivente, pare avesse di che esser preoccupato quanto alle possibili future dichiarazioni di Lea Garofalo.

A quanto pare, stando cioè ad alcuni elementi acquisiti da confessioni appena rilasciate alla Giustizia, per evitare che Lea Garofalo continuasse a fornire le informazioni che aveva iniziato a dare, vari membri del gruppo di cui faceva parte il suo ex compagno la sequestrarono, la interrogarono a lungo per sapere se ed in che modo aveva parlato, usando a tale scopo anche vari metodi di tortura, ed in seguito non le risparmiarono la vita ma invece, ad ogni buon conto, la fecero fuori.

Caricarono la prigioniera sopra un furgone, e ne disciolsero il corpo ancora vivo in circa cinquanta litri di un acido altamente corrosivo, perché la sua morte non lasciasse tracce. Secondo un’altra versione, uccisero la donna con un colpo di pistola, e solo in seguito fecero sciogliere i resti nel nulla. Alcune tracce di questo imperfetto delitto sono state invece trovate, nonostante del corpo non si sia potuto rinvenire nulla sul luogo indicato dagli esecutori come quello del delitto, e ad un anno circa di distanza, e le persone oggi arrestate hanno iniziato già a parlare, con i dettagli qui accennati, di come scomparve l’ex conoscente Lea Garofalo.

Poco dignitoso, a quanto pare (nonostante una certa immagine fascinosa che ancor oggi si ha delle associazioni di tipo mafioso e dei loro componenti) il metodo con il quale è stata attirata in trappola la Garofalo. Chiamata proprio dal suo ex convivente con un pretesto che usava la loro figlia Denise, Lea si recò a Milano nel novembre 2009 per portarla a rivedere il padre, che si era detto ansioso di riabbracciarla.

L’ex compagno Carlo Cosco, invece, si era assunto il compito di regolare i conti nei confronti della donna che la ‘ndrangheta riteneva troppo informata di alcuni delitti commessi sia da lui che dalla sua famiglia.

(Nella foto, Lea Garofalo, Massimo Sabatini, Carlo Cosco. Questi ultimi, tra i responsabili del rapimento e della morte della donna)

S. K.