Sarah Scazzi, la cugina Sabrina e la morte come reality

sarah scazzi

La morte di Sarah, più che a un caso di cronaca, assume sempre più la forma del reality show. Quante ore sono state dedicate, oramai, alla 15enne di Avetrana uccisa – pare – dallo zio Michele Misseri? Centinaia, forse migliaia. Ecco, tra un po’ verrà superato ogni record.

Se la tv sta considerando la morte della povera ragazzina pugliese come una sorta di reality, altrettanto hanno fatto sin dall’inizio i personaggi coinvolti, direttamente, o indirettamente, nell’intera vicenda. Da due mesi a questa parte sembra che Avetrana sia un Grande Fratello, in onda quasi 24 ore su 24.

Se ne è lamentato, su Rai Uno, il fratello della povera Sarah, Claudio. Il quale ha invitato i giornalisti ad allentare la morsa da Avetrana. “E’ meglio se a mano a mano alcuni operatori lasciano la città, perché la gente è stanca di essere assaltata. Ormai qua nessuno è libero di prendersi un caffé che subito si viene fotografati. Credo che ci sia dell’esagerazione. C’è bisogno di normalità”, ha detto ancora Claudio Scazzi.

Sabrina Misseri davanti alle telecamere delle varie reti tv c’è stata sin dall’inizio. Prima per gridare il suo dolore per la scomparsa della cugina. Poi raccontarci la sua delusione rispetto al padre Michele da cui diceva di sentirsi ingannata. Infine per difendersi dai sospetti.

Sabrina ora è in carcere ma c’è da credere che – fosse in libertà – sarebbe ancora davanti alle telecamere. Per parlare, ore ed ore, microfono in mano, certa che a seguirti ci sono milioni di telespettatori. Sicura che le tue dichiarazioni saranno raccolte da centinaia di giornalista. Tutto come in un Grande Fratello, in cui ogni pezzo di Avetrana diventa un ‘confessionale”.

E Sarah Scazzi? Quasi ci si è dimenticati della sua tragedia. La morte è diventata spettacolo, per altri addirittura si è trasformata in business. Da una vita spezzata crudelmente è nato un reality show. Potere e meschinità dei mass media e di noi spettatori.

G. M.