Sarah Scazzi: quella domanda non si doveva fare

Analizzando il caso Sarah Scazzi, volendo a tutti costi sapere più di quanto si conosce di Sabrina Misseri, Michele Misseri e di tutti i protagonisti che nel ruolo di vittime o presunti complici si ritrovano l’occhio delle telecamere puntato contro,  a volte si supera il limite.

Il giornalista Toni Capuozzo evidenzia la curiosità della gente ma anche le colpe di alcuni colleghi, lui stesso ha curato il tema nel corso del suo programma “Terra”, ma in seguito ha precisato: “Noi lanciamo la storia e poi alziamo il tiro, questo è normale e non voglio colpevolizzare nessuno. Come giornalista dico che è vero che qualche volta passiamo il segno, ma perché chiedere ad una mamma che cosa prova adesso che ha perso una figlia? Questo no”.

Capuozzo si riferisce all’intervista che la mamma di Sarah, Concetta, ha di recente rilasciato al Tg 1, quando una collega le chiede cosa le suggerisce  il cuore di mamma.

Ospite a “Matrix”, Capuozzo ha espresso quale dovrebbe essere il vero ruolo dei giornalisti: “La cosa da cui bisogna guardarsi è di creare dei mostri con un titolo, o credere in una tesi. In qualche modo credo che bisogna lasciar fare ai giudici, agli investigatori e raccontare ma non fare giornalismo arido”.

Escludendo il macabro pellegrinaggio ad Avetrana da parte di alcune persone, la curiosità di chi segue questa storia è inevitabile, il giornalista commenta: “E’ ovvio che quando c’è una storia che racconta il male tendiamo a guardarla, perché tocca delle corde che dobbiamo saper controllare. Inoltre, il tramonto non rallenta il traffico in autostrada ma se c’è stato un incidente sì… I problemi degli altri ci fanno vivere più tranquilli perché i nostri piccoli problemi ci sembrano più sopportabili. Non c’è da vergognarsi è normale”.

S.L.