Veltroni: noi dominati dalla paura in un Paese senza più valori

Ha smesso i panni del politico per indossare quelli del sociologo: l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni, ha scattato una panoramica preoccupante del nostro Paese, fermando il passaggio dall’Italia “generosa, altruista e solidale” di qualche decennio fa all’Italia “di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov’è stata assassinata una ragazza di quindici anni”.

Cambiamenti traumatici, che – secondo l’ex sindaco capitolino – meritano di essere analizzati. “Non si può vivere senza valori – ha spiegato Veltroni in una lunga intervista a “Il Corriere della Sera” – E non mi rassegnerò mai all’idea che gli unici valori per un Paese come il nostro fossero quelli racchiusi nelle ideologie del Novecento. Un paese senza valori è un campione senza valore: una scatola vuota, un guscio di anime sostanzialmente finite, un mondo di passioni tristi, una competizione senza regole”.

“Ed è questo che si è voluto. In tutti questi anni si è fatto un genocidio dei valori – ha rincarato l’ex segretario dei democratici – Si è animato un Paese dominato dalla paura. La vita di tutti noi è dominata dalla paura. Paura di qualsiasi cosa: paura di malattie misteriose, paura della tecnologia, dello sviluppo, della crescita. Soprattutto – ha precisato Veltroni – paura dell’altro. Quell’altro che, quando lo vediamo in televisione, racconto del mondo globalizzato, ci fa sentire onnipotenti, ma quando si materializza davanti a noi ci spinge a considerarlo un pericolo”.

Nella sua disincantata analisi, l’ex primo cittadino di Roma non ha dimenticato di denunciare i paradossi della globalizzazione: “Paura e insicurezza – ha ripreso – producono egoismo sociale. È il mondo del “nimby”, not in my backyard: fate quel vi pare, ma lasciate perdere il mio giardino. È il paradosso della globalizzazione: da una parte la Cnn, l’I-pad, la Rete; dall’altra un mondo sempre più piccolo, in cui la vita – ha spiegato Veltroni – è concentrata nel quartiere, nelle relazioni familiari, dove tutto quel che succede sembra essere un terremoto, visto che non c’è niente di grande fuori che ti faccia mettere le cose nella giusta gerarchia”.

“Questo contrasto tra un mondo grande che si vede in tv e da cui dipende in forma incontrollabile il tuo destino – ha aggiunto il democratico – e di un mondo bonsai che è quello di un localismo egoista, figlio del rifiuto di una dimensione di relazione sociale e solidale, non può che portare alla barbarie. E persino – ha puntualizzato Veltroni – a rischi per la democrazia”.

La colpa di questa rovinosa degenerazione va ricondotta a tutti i “poteri forti” operanti nel Paese: “Tutti hanno responsabilità in questo – ha sentenziato l’ex leader del Pd – Tutti hanno pensato che i valori fossero roba buona per i poeti e i visionari, e non ossigeno per la convivenza comune. C’è una crisi dei partiti, che parlano solo di se stessi. C’è una spaventosa crisi della scuola, che non riesce a interpretare i bisogni di una generazione figlia di una società frantumata. C’è una crisi terribile della Chiesa – ha rincarato Veltroni – quando ho sentito dire per giustificare Berlusconi da parte di un uomo di Chiesa che anche le bestemmie vanno contestualizzate, ho pensato che forse il processo di secolarizzazione è andato oltre i confini immaginabili”.

Già Berlusconi, che ruolo ha giocato l’attuale presidente del Consiglio nella “discesa” irrimediabile del nostro Paese? “La colpa storica di Berlusconi – ha scandito l’ex sindaco di Roma – è aver assecondato i difetti dell’Italia e aver combattuto le sue virtù civili. Credo che oggi esista una maggioranza silenziosa degli italiani che si è stufata di questo Paese immobile e rissoso e vorrebbe occuparsi di cose serie, che vorrebbe avere un’Italia unita e dinamica, che vorrebbe respirare un’aria di diritti e di doveri. Questa maggioranza – ha concluso Veltroni – merita per una volta nella storia di diventare anche maggioranza politica”.

Maria Saporito