Da Marsilio un libro sui giornalisti “infami”

Duecentoventiquattro pagine di storie vere. Cronache di mafia, raccontate da chi le ha subite; da chi ha tentato di “elaborarle” consegnandole ai due autori di “Avamposto”. Il libro, edito da Marsilio, raccoglie le storie dei giornalisti minacciati e braccati dalla ‘ndrangheta. Nomi e firme ai più sconosciuti, cronisti e fotografi di testate locali della Calabria, alle prese con realtà irrimediabilmente infettate.

Roberta Mani e Roberto Rossicollaboratori di “Ossigeno per l’informazione” – l’osservatorio sui cronisti minacciati diretto da Alberto Spampinato – le hanno raccolte tutte per raccontare il coraggio di quanti – giorno dopo giorno – devono fare i conti con un sistema spietato, capace di insinuare il terrore in ogni squarcio di giornata, in ogni singolo luogo. Un racconto intenso e serrato per documentare la voglia di denunciare che non arretra di fronte alle minacce. Per fotografare un pezzo importante del nostro Paese, che resiste laddove è più difficile farlo.

Giornalisti “infami”, che hanno deciso di scoperchiare vasi che era meglio non trafugare, penne veloci nel fermare sulla carta ciò che scorre sotto i loro occhi. Nemici dichiarati di quel sistema che non ammette “invasioni”, che non vuole clamore e che semina terrore dove gli affetti si fanno più preziosi e vulnerabili. E’ un esercito senza armi quello descritto in “Avamposto“, una schiera di uomini costretti a fare i conti con prospettive inquietanti senza poter correre ai ripari.

Nonostante le ripetute minacce di morte, infatti, la maggior parte dei giornalisti che si raccontano a Rossi e Mani continuano a vivere senza la protezione di una scorta, nel terrore di finire sotto i colpi di un “picciotto” ingaggiato per dare l’ultima lezione ai giornalisti “infami”. Una condanna perenne, che – se possibile – rende ancora più prezioso il loro contributo di democrazia, il loro garbato atto di civismo quotidiano al servizio della libertà di tutti.

“La mafia più potente e sottovalutata del nostro Paese – recita la nota dell’editore Marsilio – raccontata attraverso le storie di chi ogni giorno ne dà notizia. E ci sbatte il muso. Volti sconosciuti, firme e sigle in fondo alle pagine di quotidiani locali, col vizio di chiamare le cose col loro nome, animati dal desiderio di normalità. E tanto basta per esporsi al pericolo. Non ci sono eroi in ‘Avamposto‘, solo persone in pericolo per aver creduto nel diritto di cronaca. La loro colpa, quella di vivere in un territorio in ostaggio, e troppo, troppo vicino alle ville dei mammasantissima”.

Maria Saporito