Iraq, caso Tareq Aziz conferma attendibilità di Wikileaks

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:02

La condanna a morte di Tareq Aziz, ex braccio destro di Saddam Hussein, è la conferma dell’attendibilità dei documenti diffusi da Wikileaks, la celebre organizzazione internazionale che riceve e mette in rete, sul suo sito web, atti secretati dal governo Usa. Ad affermarlo è Ziad Aziz, figlio dell’ex vice premier iracheno, che vive ad Amman, in Giordania, dal 2003. “La decisione è un atto di vendetta contro chiunque sia legato al passato. La condanna a morte di mio padre – ha spiegato Ziad all’emittente satellitare ‘Al-Arabiya’ – da parte del tribunale di Baghdad conferma come i documenti pubblicati dal sito Wikileaks dicano il vero su quanto avvenuto negli ultimi anni in Iraq”.

Lo scorso 22 ottobre, Wikileaks pubblicò precisamente 391.832 documenti militari statunitensi che, secondo il suo fondatore Julian Assange, descrivono come la guerra sia stata “un bagno di sangue in ogni angolo”, con numerose segnalazioni di abusi sui detenuti da parte delle forze irachene, spesso supportate da prove mediche.

Nominato Ministro degli Esteri nel 1983 e poi vice premier nel 1991, Tareq Aziz sfruttò la sua esperta padronanza della lingua inglese per nascondere la verità sul regime assassino di Saddam per più di vent’anni. Aziz, oggi 74enne, nel 2009 era stato condannato a 15 anni di reclusione. La sua famiglia aveva più volte chiesto la sua liberazione dal carcere, spiegando che l’uomo versava in cattive condizioni di salute poiché soffriva contemporaneamente di disturbi cardiaci e respiratori, pressione alta e diabete. Tuttavia, l’odierna condanna all’impiccagione metterà una pietra sopra alle proteste, eleggendo Wikileaks come fonte attendibile d’informazione.

Tuttavia, non è della stessa opinione l’attuale governo dell’Iraq, il quale accusa Wikileaks di essere un ricettacolo di falsità, dichiarando guerra a colpi di repliche. Il Ministro iracheno dei Diritti umani, Wijdan Mikhail Salim, ha affermato che farà causa al sito web qualora le pubblicazioni sulla guerra in Iraq si rivelassero infondate secondo i documenti in possesso al governo iracheno.

“Se c’è la libertà d’espressione, c’è anche quella di replicare e quella di rivendicare i propri diritti”, ha affermato la donna. E un diritto del governo iracheno è senza dubbio quello di far causa a Wikileaks che, attraverso la pubblicazione di numerose menzogne, ha il potere di influenzare erroneamente l’opinione pubblica.

Una battaglia a colpi di repliche e controrepliche che, per il momento, sta premiando Wikileaks. Un bisogno di sapere e di conoscenza che va oltre ogni tentativo di ostruzione.

Emanuele Ballacci

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