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La moglie di Liu Xiaobo ai dissidenti “andate in massa a ritirare il premio Nobel”

Sono Liu Xia  e sono grata e commossa per il riconoscimento degli sforzi di lunghi anni di tutti quelli che lottano per la dignità dei cinesi. Sfortunatamente non ho libertà di movimento, non posso comunicare e non so quanto durerà il mio arresto illegale”. Con queste parole inizia la lettera di Liu Xia, moglie del dissidente cinese e fresco premio Nobel per la pace Liu Xiaobo. La lettera che è stata fatta circolare in Twitter, vincendo così la stretta censura cinese, è rivolta agli amici di suo marito, leader del dissenso come lui, ai quali chiede di “andare in massa” il 10 dicembre a Oslo, per ritirare il premio Nobel per la Pace.

Nella missiva Xia chiede a intellettuali, giornalisti, avvocati, professori universitari, direttori di musei di ritirare il premio, circa 150 nomi  tra cui spiccano anche dissidenti cinesi tuttora incarcerati. “Vorrei pubblicamente invitare gli amici nazionali e internazionali di Liu Xiaobo, quelli che condividono le sue stesse idee, a prendere parte alla cerimonia di Oslo. Il progresso della società cinese deve coinvolgere lo sforzo di tutti gli strati sociali”. La donna prega gli amici di Liu di recarsi alla cerimonia, per condividire una “porzione d’onore” con lui.

Il coraggioso appello di Liu Xia che ha invitato i dissidenti a salire su un palcoscenico internazionale per chiedere il rispetto dei diritti umani e riforme alla Cina, potrebbe costare alla donna anche una condanna a vari anni di prigione. E senza dubbio rappresenta la conferma che sia a Liu Xiaobo – in carcere per “istigazione alla sovversione”-  sia alla donna – non accusata di nulla, ma di fatto in arresto- sarà negato il permesso di andare ad Oslo per ritirare il premio. Un premio che Liu Xia nella sua lettera, ha voluto dedicare alle tante vittime di Tienanmen.

Annastella Palasciano