Lorenzo Narracci: sarebbe lui l’uomo del Sisde presente alle stragi

«Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica è costituito dal complesso di organi e di autorità che hanno il compito di assicurare le attività di informazione per la sicurezza allo scopo di salvaguardare la Repubblica da ogni tipologia di pericolo e minaccia proveniente sia dall’interno che dall’esterno del Paese».

Questa la presentazione delle funzioni dell’Aisi che chiunque può trovare sul suo sito web.

Ebbene, gli sviluppi delle indagini sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia nel periodo delle stragi che portarono alle morti, tra le tante, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vedrebbero in Lorenzo Narracci uno dei personaggi più inquietanti di questo mistero italiano.

Lorenzo Narracci, ex funzionario del Sisde, è stato riconosciuto dal pentito Gaspare Spatuzza come uno di coloro che presenziò alla preparazione dell’autobomba che avrebbe, da lì a breve, fatto saltare in aria Paolo Borsellino, per molti ritenuto elemento di intralcio nella gestione della trattativa.

Il nome di Narracci, già fatto in precedenza da Massimo Ciancimino, è stato collegato in passato alle vicende inerenti la strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone.

Ma il riconoscimento di oggi, avvenuto all’interno della Dia di Caltanissetta, costituisce un evento importante all’interno del panorama di ambiguità in cui si dipanano le trame di questo intrigo: si potrebbe finalmente iniziare a dare dei volti e dei nomi ai personaggi che hanno lavorato dall’interno delle istituzioni a fianco di chi, quelle stesse istituzioni, voleva piegarle alla propria volontà. Patti firmati col sangue.

Nell’attesa di ulteriori sviluppi e possibili conferme, a parlare è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo: «Da anni sostengo che mio fratello è stato ucciso perché si è messo di traverso alla trattativa tra la mafia e lo Stato. Forse siamo a un passo dalla verità. Speriamo che nessuno intralci quei magistrati eccezionali che stanno togliendo il velo per arrivare alla verità: Antonino Ingroia, Nino Di Matteo e Sergio Lari».

Ma dalle parole di Borsellino trapela anche qualche timore: «Ho grande paura che possa succedere qualcosa. Il pericolo può arrivare da quelle stesse persone che hanno messo le bombe in via D’Amelio, e non mi riferisco ai mafiosi. Tutto è legato a quell’infame trattativa tra Stato e mafia».

Fortuna che c’è l’Aisi.

Simone Olivelli