Coree: spari all’interno della zona demilitarizzata

Nel 2002 Kim Ki-duk, uno dei più innovativi cineasti dell’estremo oriente, realizza il suo ottavo lungometraggio intitolandolo “The Coast Guard”, il guardiacoste.

Il film è quasi interamente girato all’interno di una base sudcoreana posta proprio vicino al confine con il territorio della Corea del Nord.

Il protagonista Kang Sang-byeong raccoglie in sé tutte le assurdità del conflitto coreano, diventando un concentrato delle paranoie che ancor oggi caratterizzano molti abitanti della penisola divisa politicamente dal trentottesimo parallelo.

Il richiamo alla pregevole opera di Kim Ki-duk è doveroso dopo la notizia proveniente da Seoul secondo cui nelle scorse ore un’unità militare nordcoreana avrebbe sparato dei colpi d’arma da fuoco verso una truppa sudcoreana. L’azione avrebbe avuto luogo all’interno della zona demilitarizzata, larga quattro chilometri, che da anni ormai è, a tutti gli effetti e a discapito del nome, il confine geografico più armato al mondo.

Da Seoul è arrivata prontamente la notizia che i soldati sudcoreani hanno prontamente risposto al fuoco.

Difficile capire, in questi casi, se all’origine di azioni di questo tipo ci siano motivi strettamente politici – alcuni ipotizzano una reazione al fallimento dei colloqui internazionali attivati per cercare di chiarire i motivi che hanno causato negli scorsi mesi l’affondamento della corvette sudcoreana Cheonan – o se debbano essere ritenute manifestazioni saltuarie di un’isteria collettiva che a volte travalica il limite delle minacce verbali, per passare ai fatti e ai fucili.

Andando a curiosare la versione on line del quotidiano conservatore The Chosun Ilbo si nota subito come l’attenzione data ai cugini del Nord, e alle vicissitudini del governo guidato dal controverso e bizzarro Grande Leader Kim Jong-il, sia notevole, ma più che ai fatti di cronaca come quelli odierni, che secondo alcuni funzionari Usa a Seoul «si verificano ogni anno», la stampa sudcoreana dà largo spazio ai rapporti poco fraterni che intercorrerebbero tra i figli di Kim Jong-il e specialmente tra il primogenito Kim Jong-nam, a tutti gli effetti esiliato dopo che, nel 2001, aveva disonorato il buon nome della famiglia avendo tentato di entrare in Giappone utilizzando un passaporto falso, e Kim Jong-un, terzogenito e a quanto pare il prescelto dal padre ad ereditare la carica di Grande Leader della Repubblica Democratica Popolare di Corea.

The Coast Guard finisce con una lunga inquadratura dall’alto di un gruppetto di militari che si concedono uno svago, giocando una partita di calcio – tennis in un campo molto particolare: il gesso tracciato sulla terra raffigura la forma dell’intera penisola coreana e la rete (fatta di filo spinato) separa il campo in due parti proprio quasi fosse il trentottesimo parallelo.

A quanto pare, ad oggi, non è ancora venuto il momento di una sportiva stretta di mano tra i due avversari.

Nella foto: una scena del film “The Coast Guard” del regista Kim Ki-duk

Simone Olivelli