I Radicali convinti: in Lombardia si tornerà alle urne

Il dossier presentato alla procura di Milano, 400 firme false grazie alle quali la lista Formigoni riuscì a vincere le ultime elezioni in Lombardia, sembra aver convinto gli esponenti radicali. Secondo Marco Cappato, infatti, Pdl e Lega “possono solo sperare che le lentezza della giustizia in Italia li porti fino alla prossima legislatura regionale”. Troppo schiaccianti le prove contenute nei documenti, così schiaccianti che nessuno, tranne il vice coordinatore regionale del Pdl Massimo Corsaro “ha tentato di confutarli da quando abbiamo presentato il dossier”. Nessun dubbio dunque: se la giustizia seguirà il suo corso, in Lombardia si tornerà alle urne.

Da parte loro, i radicali hanno raccolto una mole di dati tale da convincere la Procura di Milano ad aprire una nuova inchiesta per falso materiale e ideologico. L’inchiesta è stata affidata al procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Questa mattina, davanti al Gip Cristina Di Censo, il Pm ha ribadito la volontà di separare i due esposti, archiviando il fascicolo iniziale. Si tratta del dossier depositato il 20 ottobre presso il Gip, consegnato anche al procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, allora procuratore aggiunto, il quale aveva chiesto l’archiviazione del caso senza nessuna indagine. La Procura ha però deciso di utilizzare quel dossier come se contenesse una nuova notizia di reato e ha aperto il nuovo procedimento con indagini già in corso.

Secondo Marco Cappato, esponente radicale, il nuovo materiale è talmente evidente da aver costretto lo stesso Formigoni a cambiare strategia difensiva: “Prima ha detto che avevamo falsificato i moduli, poi che le nostre erano tutte falsità e per questo si è presi due querele, adesso dice che le firme non le ha raccolte lui, ma i partiti e ha chiesto loro di verificare. Noi però ci abbiamo messo quattro giorni e vogliamo sapere a che punto è il suo accertamento” perché chi “copre la verità” nel lungo periodo diventa corresponsabile.

Di Marcello Accanto