Scaroni: Eni, 2010 eccellente e Marchionne ha ragione…

Ieri l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, a margine del convegno dei giovani di Confindustria, ha ribadito: ”Le cose stanno andando bene, il mercato ha accolto molto bene la nostra trimestrale e confermiamo che avremo risultati eccellenti nel 2010. L’Italia puo’ guardare con ottimismo al futuro, solo qualche anno fa l’Italia era la pecora nera dell’Europa. Oggi siamo nel gruppo di testa ad un passo dalla Germania”.

Scaroni poi ha affermato di condividere molte delle cose dette da Marchionne, soprattutto sullo scandaloso assenteismo in certe parti del Paese: “Condivido le cose dette in particolare quando in passato si è riferito all’assenteismo però ritengo che l’italianità sia un punto di forza. Quando un italiano mette insieme cervello e mani e’ imbattibile”. Interpellato poi sulla recente intervista dell’ad di Fiat a ‘Che tempo che fa Scaroni ha detto: “Eni non ha alcuna intenzione di lasciare l’Italia anzi devo dire che noi capitalizziamo sul fatto di essere italiani, ne siamo molto orgogliosi. In tutto il mondo essere italiani e’ un plus che noi utilizziamo sempre. Il nostro approccio italiano ‘matteiano’ rappresenta davvero una forza”.

Parlando della situazione in generale del nostro parese, Scaroni avverte che: “Dobbiamo imparare ad attrarre investimenti, perche’ i posti di lavoro non si creano per legge o per decreto, o facendo dell’amministrazione pubblica un ‘postificio’. Sono solo gli investimenti delle imprese a creare occupazione vera e quindi un circolo virtuoso di sviluppo e di benessere”. Secondo l’ad di Eni il futuro è molto più roseo di quello che si pensa nel paese: “Non siamo piu’ la pecora nera d’Europa ma siamo nel gruppo di testa per quanto riguarda la situazione finanziaria ed economica e non troppo lontani dalla bianchissima pecora tedesca. E’ un momento propizio perche’ siamo reduci da una crisi da cui l’Italia e’ uscita meglio di quanto tutti noi avremmo sperato, ora resta il tema cruciale di come ricominciare a crescere, piu’ ancora che come Pil, come occupazione”.

Stefano Bernardi