Berlusconi: lasciare il governo? Per l’Italia danni seri


“Lasciare il governo? Procurerei danni seri al centrodestra e all’Italia”, afferma Silvio Berlusconi.

All’indomani dell’ennesimo scandalo, in relazione all’ultima minorenne (diciottoanni compiuti ieri) protagonista di presunti festini ad Arcore, il premier si racconta a Bruno Vespa attraverso le pagine del nuovo libro del giornalista Il cuore e la spada. 1861 – 2011.

“Non sono mosso da ambizioni politiche”, dichiara il premier, “il sacrificio a cui mi sottopongo è grande a volte gli impegni sono disumani, ancorché sia aiutato nella quotidianità dell’azione di governo da quella straordinaria persona che è Gianni Letta, ma sto qui per senso di responsabilità”.

Insomma, l’invito a lasciare il governo da parte di Gianfranco Fini, dell’opposizione, e del popolo protagonista di ben due No Berlusconi Day, riecheggiava da tempo, almeno al periodo in cui il conduttore di Porta a Porta scriveva il suo libro. L’avvento di Ruby Rubacuori, marocchina finita al centro di un turbine incontrollato di voci e chiamate di protezioni da parte del presidente del Consiglio, porta gli stessi a sottolineare il pensiero: “Se è vero, che lasci il governo”, come sintetizza Fini e per citare uno degli inviti più eleganti rivolti al premier.

Questi aggiunge: “So bene che i cimiteri sono pieni di persone indispensabili, ma credo che se dovessi ritirarmi ora mancherei a un mio dovere e perderei la stima dei tanti italiani che mi hanno dato la loro fiducia. Credo davvero che una mia defezione procurerebbe danni seri al centrodestra e a tutto il Paese”.

Il presidente ne ha anche per gli alleati. Parlando della Lega dichiara: “Bossi è un alleato solido e leale, la Lega ha sempre garantito al governo una lealtà assoluta. Il federalismo, che è la ragione di essere della Lega, oltre a modernizzare lo Stato, sarà un eccellente strumento per il contrasto all’evasione fiscale, delegando ai Comuni un ruolo essenziale: chi sta più vicino ai cittadini, conosce meglio il loro tenore di vita e le loro condizioni economiche”.

Carmine Della Pia