Bunga Bunga, Travaglio: “Non m’importa di cosa Berlusconi fa a letto”

berlusconi ride

Marco Travaglio, sul blog di Beppe Grillo, non poteva non parlare di Bunga Bunga, Ruby Rubacuori (alias Karima) e Berlusconi. D’altronde, a tirare fuori questa storia è stato proprio il giornale di cui lui è vicedirettore: il Fatto Quotidiano.

Al giornalista, che collabora anche con Annozero, non interessa affatto l’aspetto sessuale, su cui invece sembrano indirizzarsi i giornali vicini al primo ministro. Secondo Travaglio sono ben altri e ben più rilevanti gli aspetti da sottolineare e approfondire.

“Perché – si chiede il giornalista – è considerata un’emergenza, per Berlusconi, che Ruby sia finita in questura? Evidentemente sia Michelle sia Ruby sanno che quel fermo potrebbe provocare dei gravi pregiudizi al presidente del Consiglio, perché evidentemente Ruby, finita sotto il controllo della Polizia, potrebbe raccontare delle cose che non bisogna sapere. E quali sono queste cose?”

Berlusconi – dice Marco Travaglio durante la rubrica Passaparola – è libero di fare tutte le feste che vuole quindi a me del bunga bunga e delle feste non può fregare di meno salvo quei due aspetti.
Il problema è appunto quello che succede per coprire quello che potrebbe raccontare la ragazza, minorenne, ha compiuto 18 anni proprio oggi, una volta portata in questura.
La telefonata di Berlusconi sortisce l’effetto che si può immaginare. Immaginatevi un funzionario della questura che si sente chiamare personalmente dal presidente del Consiglio a cui gerarchicamente fa capo perché le questure fanno capo alla prefettura, il prefetto è il rappresentate del ministro dell’Interno che è ovviamente parte del Consiglio dei Ministri presieduto da Silvio Berlusconi che fa la chiamata. Il capo di Gabinetto si fa la pipì addosso o qualcosa del genere, c’è Berlusconi che gli dice “avete fermato questa ragazza” “sì” e gli dice “bene, rilasciatela perché ci è stata segnalata come parente, nipote, del presidente egiziano Mubarack e sarebbe opportuno evitare che fosse trasferita in una struttura di accoglienza”. E poi fa capire che se così non fosse, cioè se la questura facesse quello che deve fare, ci potrebbe essere un incidente diplomatico fra l’Italia e l’Egitto”.

Travaglio sostiene che la vicenda ha aspetti che vanno dal comico al drammatico: “Ecco che la menzogna di Berlusconi, la nipote di Mubarack – peraltro una menzogna da film di Totò, Berlusconi è convinto che Marocchini e Egiziani siano tutti della stessa razza, siano tutti uguali; ha scritto Michele Serra che il Marocco sta all’Egitto come la Svezia sta al Portogallo, ma per Berlusconi è tutta la stessa roba… – produce menzogne da parte dei vertici della questura di Milano al magistrato, che ha già dato le sue direttive e che fino a prova contraria, in uno Stato di Diritto, è sovraordinato alla questura, decide il magistrato quello che deve fare la questura, non il contrario. Ancora siamo in uno Stato di Diritto dove la magistratura è un potere dello Stato e non può prendere ordini da altri poteri, e la questura non è un potere dello Stato. Allora si inganna il magistrato, dicendo intanto che è stata identificata la ragazza, mentre in realtà non è stata identificata perché la carta di identità, nonostante tutte le telefonate che si sono fatte e che non si sarebbero mai fatte se non ci fosse stato l’intervento di Berlusconi perché la ragazza venisse liberata al più presto, non è arrivata e quindi non si sa esattamente chi è questa ragazza. Viene detto al magistrato che è stata identificata, in modo da legittimare con un falso quello che sta per avvenire”.