Scandalo Ruby, pressing dei finiani su Berlusconi

Continuano le polemiche sul ‘caso Ruby’, lo scandalo che vede coinvolto il premier Silvio Berlusconi assieme all’avvenente ragazza marocchina che proprio oggi raggiunge la maggiore età.

Se tuttavia appare normale la tenacia con cui l’opposizione critica l’operato di Berlusconi, assai meno scontata risulta essere la costanza con cui anche i finiani, per bocca di Farefuturo, vanno all’attacco del Presidente del Consiglio, rivendicando che dopo il caso Ruby “parlare di Berlusconi è un dovere pubblico, perché Berlusconi, volente o nolente, volenti o nolenti, ci rappresenta, rappresenta tutti quanti. Il suo agire è il nostro agire. Il suo privato è il nostro pubblico”.

E’ dunque necessario “parlare di quel che significa avere l’uomo di Arcore e di Mediaset come presidente del Consiglio”, dal momento che “non esiste privato, non esiste azienda, non esistono barzellette o bestemmie che non possano e non debbano entrare nel discorso pubblico su Silvio Berlusconi”. Detto in altre parole, non esiste “Berlusconi Silvio privato cittadino. Sarebbe bello per lui. E anche per noi. Ma non è così”, sentenziano i finiani.

Duro nei confronti della presa di posizione compiuta da Fli è il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, il quale si augura che “le battute di Fini di ieri facciano parte di un armamentario polemico che però non prelude a crisi di governo e a cambi di collocazione politica dal centrodestra a non si sa dove nel Fli”. “Qualora invece qualcuno provocasse una crisi di governo – avverte immediatamente Cicchitto – l’unica via è quella del voto. Al di là dell’elegante dibattito sulla Costituzione, un governo fatto contro Berlusconi e Bossi che hanno vinto le elezioni del 2008, sarebbe una provocazione sul piano politico e determinerebbe anche serie tensioni specie per quello che riguarda l’economia e la resistenza alla speculazione finanziaria”.

Intanto Niccolò Ghedini, deputato del Popolo della Libertà e legale di fiducia di Berlusconi, promette azioni legali contro il quotidiano ‘la Repubblica’, perché “mi si accusa espressamente di aver commesso gravi reati quando invece nella massima trasparenza, alla presenza di colleghi e collaboratori, mi sono limitato a svolgere quelle attività che la legge prevede. La falsità degli assunti esula da qualsiasi diritto di critica o di cronaca e mi impone di tutelarmi in ogni sede competente”.

Non abbassa ovviamente il tono delle polemiche l’opposizione, che con il dipietrista Massimo Donadi ripete che “siamo all’emergenza democratica e le opposizioni devono essere pronte a sfiduciare Berlusconi. Lo stallo del governo – prosegue l’esponente dell’Idv – è un danno per il Paese e le condizioni sono mature per aprire la crisi e formare un governo di transizione che approvi una nuova legge elettorale e porti l’Italia al voto”.

Raffaele Emiliano