USA: segnali di ripresa o brividi temporanei?

Mentre il presidente Obama rischia di ritrovarsi con una maggioranza ostile alla Camera e al Senato, dagli USA arrivano segnali che potrebbero interpretarsi come tiepidi accenni di una ripresa che ancora non c’è.

Se da un lato, infatti, l’economia non riparte, la disoccupazione e i debiti delle famiglie sono ai massimi storici e si è raggiunto il triste record di pignoramenti delle case, dall’altro giungono alcuni dati che potrebbero dare sostegno alle politiche interventiste attuate fino ad oggi dal leader democratico e tamponare quel calo di consensi che rende sempre meno remota una sconfitta alle elezioni di Mid-Term di domani 2 novembre.

I consumi e i redditi personali

Il Dipartimento del Commercio ha reso noto che le spese per i consumi personali a settembre sono lievitate dello 0,2% su base mensile (PCE) rispetto alla variazione positiva dello 0,5% di agosto, ma comunque sotto le attese stimate (+0,4%). Il PCE reale è salito dello 0,1% a livello mensile, come nel mese precedente.

Situazione opposta per i redditi personali, che scendono dello 0,1% su base mensile rispetto alla variazione positiva dello 0,4% del mese di agosto.

Il dato settembrino fornito dal Bureau of Economic Analysis (BEA) è di gran lunga sotto le attese degli analisti USA, che avevano previsto un aumento dello 0,3%.

Stesso trend per i redditi disponibili, in calo dello 0,2% rispetto al +0,4% di agosto.

Le costruzioni

Risultati oltre le più rosee aspettative riguardano invece le spese per le costruzioni.

Dai dati del Dipartimento del Commercio nel mese di settembre esse sono lievitate a 801,748 mld di dollari, facendo segnare un incremento dello 0,5%.

Dopo il -0,2 % di agosto e le previsioni di un crollo dello 0,8% il risultato è stato a dir poco sorprendente.

Rispetto a settembre 2009 il calo tendenziale si è assestato intorno al 10,4%, scongiurando per ora la caduta in picchiata preventivata dagli analisti del settore.

In aumento, tra le costruzioni private, quelle di tipo residenziale (+1,8%), mentre la spesa pubblica è lievitata, in totale, dell’1,3%.

Il manifatturiero

Segnali incoraggianti dal manifatturiero per il mese di ottobre.

L’indice ISM manifatturiero, usato per misurare lo stato di salute di tale settore, è passato dai 54,4 punti di settembre ai 56,9 del mese appena trascorso, diversamente dalle attese degli analisti che indicavano una discesa a 54 punti.

Tra i fattori determinati spiccano i nuovi ordini, passati da 51,1 a 58,9 punti, e la produzione, da 56,5 a 62,7.

Migliorata anche l’occupazione, passata da 56,5 a 57,7 punti, mentre il dato riguardante i prezzi pagati si è assestato a 71 punti, dal precedente 70,5.

A rendere noti i dati lo stesso Insitute for Supply Management.

La Cina

Difficile ormai non parlare della Cina quando si osservano i dati USA.

A fine estate Pechino ha superato Tokio decretando la Repubblica Popolare come seconda potenza economica mondiale.

Gli analisti sono concordi nel sostenere che, pur non potendo sostenere ancora a lungo gli attuali tassi di crescita interni, il Dragone entro 10-12 anni rischierà di minare seriamente la leadership USA, soprattutto per la lentezza con la quale la superpotenza occidentale sta reagendo alla crisi.

Da un rapporto odierno dell’Ufficio nazionale di statistica cinese si apprende che ad ottobre l’indice Pmi manifatturiero cinese è passato a 54,7 punti dai 53,8 del mese precedente.

Si tratta della crescita più veloce registrata negli ultimi sei mesi.

Un’ulteriore rilevazione da parte di Hsbc e Markit Economics, sempre relativa ad ottobre, ha evidenziato un incremento dell’attività manifatturiera a 54,8 punti dai 52,9 di settembre.

La Cina continua per la sua strada, dunque, mentre i dati USA non riescono a fornire veri segnali di svolta.

Se la ripresa andrà avanti a questo ritmo gli statunitensi dovranno aspettare almeno 9 anni prima che tutti coloro che hanno perso il lavoro con la recessione trovino una nuova occupazione.

E nonostante Obama abbia tenuto fede a molte promesse elettorali, il clima che si respira nel Paese non lascia presagire alcun ottimismo sull’uscita definitiva dall’attuale stagnazione.

Marco Notari