“Una vita tranquilla”: Toni Servillo e l’ombra lunga della camorra

Far parte del Sistema e poi liberarsene non è possibile: l’ombra della malavita organizzata perseguita chi cerca di lasciarsi alle spalle un passato difficile vissuto ai margini della legalità. Questa è la lezione che, in maniera solenne, il regista Claudio Cupellini vuole impartire con Una vita tranquilla, film drammatico co-prodotto da Rai Cinema e Acaba e che vede protagonista Toni Servillo. Il quale si conferma, ancora una volta, uno dei migliori interpreti del cinema italiano di oggi.

Rosario Russo vive in Germania, gestisce un ristorante-albergo e conduce una vita serena (tranquilla, appunto) con la moglie Renate e il figlio Mathias. Fino a quando, un giorno, arrivano Edoardo e Diego, due ragazzi campani che Rosario accoglie senza battere ciglio nel suo ristorante. Attraverso la loro presenza Rosario si riconfronta con il suo passato nascosto e la storia, alla fine, prende una piega drammatica. Nonostante i suoi sforzi, alla fine, Rosario deve arrendersi all’idea che non basta un colpo di spugna a cancellare certe gravi colpe e certe scelte forse troppo comode.

In un solo colpo Cupellini unisce dramma familiare, storie di camorra e riferimenti all’attualità (con un marcato accenno alla questione dello smaltimento rifiuti in Campania). La storia è ambientata quasi interamente a Wiesbaden, in Germania, e a farle da sfondo sono le fredde e distanti foreste tedesche; ma se l’Italia è lontana, è il vissuto che resta attaccato in fondo all’anima e alla mente e Rosario lo sa bene: in lui si fondono paura e senso di colpa, resa e spregiudicatezza. Servillo decide di dare al ruolo un tono meditativo e sceglie la strada dei silenzi significanti, che rendono la dimensione combattuta di Rosario e la situazione contraddittoria in cui si trova.

Presentata in Concorso al V Festival Internazionale del Film di Roma, la pellicola sembra aver riscattato gli altri film italiani visti fin’ora in cui si riponevano vanamente delle speranze (vedere il deludente Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi o il non convincente La scuola è finita di Valerio Jalongo). Ad esso, forse, è affidata la speranza di vittoria italiana alla kermesse capitolina.

Roberto Del Bove