Sarah Scazzi: sue le macchie di sangue sull’auto di zio Michele


Appartiene a Sarah Scazzi la macchia di sangue trovata nel bagagliaio della Seat Marbella di Michele Misseri.

Le indagini sul caso della quindicenne di Avetrana, assassinata lo scorso 26 agosto, proseguono con l’ausilio dei riscontri dei Ris: sembra ormai certo che la traccia ematica trovata vicino al cartone che occultava il cadavere di Sarah appartenesse proprio alla ragazzina.

L’accusa della procura di Taranto lavora giorno dopo giorno per incastrare Sabrina Misseri, chiamata in correità dal padre Michele e arrestata il 15 ottobre con le accuse di sequestro di persona e concorso in omicidio. Quest’ultima professa la sua innocenza e continua a chiedere di Concetta, zia e madre di Sarah.

La relazione finale degli esami, frutto di sopralluoghi e una grande raccolta di tracce prese dai Ris, sarà consegnata tra qualche settimana, ma finora sono emersi diversi particolari. In primis, un tampone vaginale dimostrerebbe che sul corpo di Sarah non vi erano altri DNA che il suo: lo zio Michele, pertanto, non l’avrebbe stuprata. In fase di confessione, l’uomo aveva affermato dell’abuso sul cadavere della nipote, avvenuto prima che questa fosse gettata in un pozzo e coperta da un telo tenuti da sassi. Qualche settimana dopo, questi aveva dichiarato di voler ritrattare proprio il punto della violenza, e si fa strada l’idea che quell’improbabile confessione sia stata fornita, inizialmente, solo per depistare le indagini ed allontanare ogni sospetto da sua figlia.

Le modalità dell’omicidio, poi, non sono ancora chiare in tutti i loro punti. La scientifica è al lavoro anche sui residui della presunta arma del delitto, una corda che il reo confesso aveva bruciato, stando alla prima testimonianza, o gettato nella pattumiera, secondo un’altra versione dei fatti.

Sarah potrebbe essere stata strangolata con la corda, ma è ritenuto più probabile che l’assassino sia stato aiutato da qualcuno. I segni sul cadavere, rinvenuti duranti gli esami autoptici, mostrano una linea precisa intorno al collo, come se non ci fosse stato bisogno, da parte dell’assassino, dimenarsi particolarmente per tenere ferma Sarah: qui entrerebbe in scena un secondo soggetto che avrebbe tenuto ferma la ragazzina per il busto o i fianchi.

In merito alla colpevolezza di padre e figlia, la situazione di quest’ultima si rivela difficoltosa e spinosa per una lunga serie di prove a suo sfavore. Michele, invece, potrebbe vedere la propria posizione alleggerirsi, ma resta chiaro un suo pieno coinvolgimento nell’omicidio.

Carmine Della Pia