Vertice Pdl: governo o elezioni. Bossi: “Federalismo, poi a gennaio si vede”

Vertice del Pdl a palazzo Grazioli: nella residenza romana del premier, in vista della direzione nazionale, è stato convocato un summit azzurro al quale hanno preso parte, fra gli altri, i coordinatori nazionali Ignazio La Russa e Denis Verdini, i capigruppi di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, il vicecapogruppo del Senato, Gaetano Quagliariello e alcuni ministri. Sul tavolo della discussione, obiettivo primo del presidente del Consiglio, è costringere i finiani a mantenere il cerino in mano il più possibile.

La linea insomma è tenere duro in caso di crisi di governo, annunciando che ci saranno immediate elezioni anticipate annullando di fatto le possibilità che il Popolo delle Libertà possa aprirsi a un governo tecnico. Sebbene, giova rammentarlo, la decisione spetterebbe sotanto al presidente della Repubblica, unico arbitro abilitato a sciogliere le camere.

Fli in appoggio esterno al governo? Nemmeno a parlarne, dunque: nella prospettiva del premier è possibile resistere a un gruppo di finiani “terza gamba”, ma mai come vera e propria componente della maggioranza in appoggio all’esecutivo ma senza neppure un uomo vicino all’ex leader di An in questo. Linea tracciata dal Cav, dunque, e ribadita all’uscita dal vertice da Umberto Bossi: “Abbiamo deciso di andare avanti a tutta forza. Iniziamo a fare il federalismo e poi vediamo a fine gennaio”, spiega il leader della Lega Nord. Che aggiunge di aver “ricevuto un consiglio da Berlusconi. Ma non ve lo dico, non tradirei mai un amico”. Quanto al caso Ruby, per il Senatùr “può essere un problema per un paese come l’Italia, con un alto debito pubblico e la necessità di collocare ingenti quantità di titoli di stato”.

v.m.