Berlusconi intascherebbe soldi dello Stato, Don Verzè un jet…e Vendola?

L’inchiesta promette bene. Per una volta non si avrà a che fare con escort, processi del Presidente del Consiglio, Bunga Bunga o cricche, ma anche questa volta “Repubblica” e il “Corriere della Sera” sembrano aver colto nel segno, pubblicando ieri un’attenta relazione sulle avventure imprenditoriali e gli oscuri finanziamenti incassati da Don Verzè, il padre padrone della sanità privata lombarda, già noto alle cronache per la grande amicizia che lo lega a Silvio Berlusconi e per la sospensione dal sacerdozio inflittagli nel 1964 da Papa Polo VI, con l’invito a occuparsi “più di sacramenti che degli affari”.

Secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, infatti, la Don Verzè S.p.a., nota al grande pubblico per le gestione dell’ospedale San Raffaele, presidio all’avanguardia e da tempo privilegiato da una politica regionale molto attenta, sotto la guida di Roberto Formigoni, alla sanità privata, vanterebbe altre attività, slegate dal contesto sanitario, che avrebbero accumulato un buco di diversi milioni di euro.
Si tratterebbe, nel dettaglio, della gestione di alcune fazendas nella regione brasiliana di Pernambuco coltivate a mango, meloni e uva, che avrebbero conseguito un deficit di 5 milioni nel primo semestre 2010, solo in parte coperto dai 2,6 milioni versati dal ministero dello Sviluppo Economico (del fu ministro Scajola) ad una società creata ad hoc da Don Verzè.

Inoltre, se l’Hotel Don Diego, costruito e gestito in Sardegna dalla Monte Tabor (la società dietro cui opera il prete imprenditore), ha perso “solo” 1,2 milioni in due anni, i guai veri sono da imputare alle avventure aeree, per cui la Assion Aircraft & Yachting, società neozelandese controlla da Don Verzè, ha registrato una perdita di 10,9 milioni per il controllo del Challenger Cl604, jet privato del San Raffaele gestito operativamente da Alba Servizi, azienda che fa capo, per tornare alla decennale amicizia con il Presidente del Consiglio, alla Fininvest.

Fino a qui, naturalmente, siamo solo di fronte ad avventure imprenditoriali spregiudicate e sbagliate che, d’altronde, non sembrano preoccupare nemmeno lo stesso Don Verzè.
I buchi di bilancio – ha detto più volte – sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio“.
Le ultime indiscrezioni in merito al nuovo caso escort legato a Ruby e Nadia Macrì, pubblicate questa mattina da “Il Corriere della Sera”, tuttavia, fanno ragionevolmente credere che il prete milanese avesse un garante economico più affidabile, e immediato, di Dio.

Secondo Perla Genovesi, ex militante di Forza Italia ed assistente parlamentare dell’onorevole Enrico Pianetta, arrestata per traffico internazionale di droga lo scorso luglio e divenuta collaboratrice di giustizia, diversi miliardi pubblici sarebbero stati girati, nel corso del legislatura 2001-2006 guidata dai governi Berlusconi II e III, alla fondazione di Don Verzè.
La Genovesi, come si legge nell’interrogatorio che ha poi portato all’individuazione del “via vai di escort a Villa Certosa”, spiega che Pianetta, per cinque anni a capo Commissione del Senato sui Diritti umani, avvalendosi della sua posizione avrebbe versato nelle casse della Fondazione di San Raffaele di Don Verzè e in alcuni conti di Silvio Berlusconi svariati miliardi di euro pubblici, mascherando l’operazione dietro lo stanziamento di fondi per la costruzione di ospedali nel Terzo Mondo.

“Questi soldi erano dello Stato, – ha spiegato l’ex assistente – e non erano stati utilizzati interamente per queste cose. Gli chiesi (a Pianetta, ndr) quanti soldi più o meno si erano intascati grazie a lui, e mi disse che era il valore di una finanziaria, alcuni miliardi. La fetta più grossa, oltre a don Verzé, era stata assicurata, non so sotto quale forma, sicuramente non in maniera diretta, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lì io rimasi di stucco”.
La stessa Genovesi, terminata la legislatura, sarebbe stata “ringraziata” da Pianetta con un posto di lavoro al San Raffaele di Milano, due mesi di contratto per un totale di 10mila euro netti.
“Chiesi all’impiegato che mi stava facendo firmare il contratto quando avrei iniziato, e dove sarei dovuta andare. – ha spiegato agli inquirenti – L’impiegato mi sembrava alquanto imbarazzato alla mia domanda. Non rispose, abbassò la testa e lì capii che non sarei mai andata a fare quel lavoro”.
I soldi, però, giunsero puntualmente attraverso bonifici sul suo conto corrente.

Per concludere questa ricostruzione, il più possibile organica, delle diverse notizie apparse negli ultimi tempi a proposito di Berlusconi, Don Verzè e, infine, il Governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, è necessario andare a rispolverare un’inchiesta di “Italia Terra Nostra” che fece molto discutere questa estate e di cui anche il nostro giornale diede conto.

Sembra che Vendola, forse troppo preso a incarnare il ruolo di salvatore della patria e della “sinistra”, non abbia valutato a fondo la caratura dei personaggi cui ha deciso di affidare le sorti della sanità pugliese e, in particolare, del destino di tanti cittadini di Taranto.
Il leader di SEL, infatti, si è trovato di fronte alla necessità di incrementare il livello qualitativo delle strutture sanitarie della città, circostanza resa necessaria ed urgente in particolar modo per l’alta concentrazione di tumori legata, secondo diversi studi, alla presenza degli impianti dell’Ilva.
Qual’è stata, dunque, la risposta della regione Puglia?

Presto detto: la chiusura dei due ospedali pubblici esistenti al fine di costruire (con una conseguente perdita di alcuni posti letti) il San Raffaele del Mediterraneo.
Una struttura pubblico-privata legata, anche nella composizione del CdA, direttamente alle sorti e ai fondi delle varie società e fondazioni che fanno a capo a Don Verzè.

Per chiudere impietosamente il cerchio vale la pena di riportare una dichiarazione che, veritiera o meno che sia, dovrebbe comunque invitare alla riflessione, se non altro alla luce di quanto riportato.
“Vengo in Puglia per trovare un amico: Vendola. – raccontò ai giornalisti Don Verzè, in visita a Taranto lo scorso 15 febbraio – Nichi, fossero come te tutti i politici. Non dovrei parlare di politica ma ve lo confesso: Silvio Berlusconi è entusiasta di Vendola“.

Mattia Nesti