Governo, nuovo affondo di ‘Avvenire’: “Il Parlamento è fermo”

Pare davvero che alla stampa cattolica non piaccia quanto il Governo sta (o, meglio, non sta) facendo. Dopo i duri attacchi giunti da ‘Avvenire’ e ‘Famiglia Cristiana’ in merito allo scandalo Ruby, una nuova e dura critica giunge oggi dall’editoriale del quotidiano dei vescovi.

Secondo ‘Avvenire’, il Parlamento lavora poco e male anche per effetto dell’attuale legge elettorale, accusata di dar vita a ”una composizione delle aule elaborata a tavolino da ristretti vertici di partito, al momento di stilare le liste dei candidati”. Ciò è la “logica e nefasta conseguenza di una cattiva legge elettorale, tra i cui frutti ci tocca oggi gustare quelli particolarmente indigesti di una qualità legislativa dubbia, ma anche di una ‘quantità’ drammaticamente insufficiente. E più in generale, di una preoccupante caduta di zelo per il bene comune”, si legge nell’editoriale.

”Sia che arrivi stentatamente a primavera, sia che duri un altro anno intero o raggiunga addirittura la fine del canonico quinquennio – continua il quotidiano della Cei – questa XVI legislatura appena giunta al suo giro di boa rischia di rivelarsi come la più faticosa e povera sul piano legislativo della storia repubblicana”.

”Montecitorio e Palazzo Madama – si legge ancora su ‘Avvenire’ – hanno riaperto i battenti da un buon mese e mezzo, ma di superlavoro non si vede traccia. Al contrario, i corridoi e le aule appaiono per lo più semideserti, l’attività delle commissioni procede con il contagocce, le votazioni in assemblea si concentrano in poche sbrigative sedute”.

E’ pertanto indubbio che ”il tuttora ineccepibile principio della ‘centralità del Parlamento’ – conclude il quotidiano dei vescovi – stia subendo colpi di maglio. Come non augurarsi allora che deputati e senatori, qualunque sia il tempo loro rimasto, assecondati da vertici il meno dediti possibile a guerre di posizione e a giochi di prestigio, cerchino con uno scatto di reni e di orgoglio di recuperare parte del tempo e della consapevolezza del ruolo perduti?”.

Raffaele Emiliano