Bunga Bunga, “Berlusconi fa una vita sregolata”

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Il bunga bunga gate è stato oggetto di dibattito ieri ad Annozero. C’era anche Antonio Di Pietro ieri alla trasmissione condotta da Michele Santoro. Il leader dell’Idv ha posto il problema della sicurezza che, a causa anche a tutto il via vai di ragazze – da Ruby a Nadia Macrì – sarebbe a rischio. Di questo avviso è anche Giocchino Genchi, consulente informatico per procure.

“E’ bastata – ha detto Genchi – la convocazione di D’Alema per spostare l’attenzione dei media sui presunti rischi alla sicurezza del premier. Non si parla più di escort, di minorenni, di prostituzione, di droga e di interessate telefonate, perché a quanto pare è altro che il Copasir vuole chiedere a Berlusconi”.

Secondo Genchi è in atto una vera e propria campagna di disinformazione voluta dai media: “Della crisi economica, della disoccupazione, dei precari della scuola, delle leggi ad personam e dell’immondizia di Napoli era già da tempo che non si parlava più. L’assassinio della povera Sarah, con tutto quello che ne è seguito, è stato dato in pasto ai famelici professionisti della disinformazione che non hanno trovato nulla di più utile per non parlare delle malefatte del Premier. Con il calo della pressione mediatica si sono pure attenuati i mal di pancia nella maggioranza e le colombe dei finiani sono riuscite a prevalere sulla decisione nel voto per salvare Lunardi, grazie anche all’interessato intervento del doppio lavoro di uno dei tanti avvocati che siedono in Parlamento, che ormai si è ridotto al festival del conflitto di interessi”.

Genchi affronta poi nello specifico il problema della sicurezza, sostenendo senza troppi giri di parole che il capo del governo più che essere in pericolo è un pericolo: “Adesso, però, l’attenzione delle Istituzioni è tutta rivolta ai problemi della sicurezza di Berlusconi. Si potrebbe obiettare che il vero problema delle Istituzioni è Berlusconi e non la sua sicurezza, ma ancora in Parlamento la maggioranza non la pensa in questo modo (speriamo per poco).
E così ci tocca occuparci della sicurezza del Premier. Certo Berlusconi in fatto di sicurezza è stato sempre molto originale. In molti ricordano ancora quando si portò Vittorio Mangano ad Arcore per sentirsi più sicuro, fino alla scorta fatta in casa che non è nemmeno riuscita ad impedire che lo colpissero con un souvenir del Duomo di Milano.
Sorvoliamo sulla facilità con cui nelle sue ville e persino nelle residenze di Stato siano stati eseguiti riprese audio, cortometraggi e book fotografici persino delle parti intime degli ospiti, che nell’occasione di corto avevano ben poco.
Possiamo quindi affermarlo senza tema di smentita, che in fatto di sicurezza Berlusconi non è stato sempre accorto.
Se a questo aggiungiamo che gli uomini impegnati alla sua tutela debbono pure eseguire i trasbordi delle escort e gestire il call center con le questure e i questurini, è naturale che rimangono loro poche possibilità di occuparsi della sua sicurezza”.

Secondo Genchi, “bene ha fatto D’Alema a convocarlo al Copasir, a meno che la seduta non si concluda con la degustazione di una ulteriore crostata. Infatti, se le preoccupazioni di D’Alema fossero più dirette ai rischi della sicurezza politica di Berlusconi ed alla tenuta del governo, a nulla vale rivedere le sue misure di protezione e rinforzargli la scorta. Forse per risolvere i veri problemi di Berlusconi, più che arruolare altri poliziotti e carabinieri per rinforzargli la scorta, serve qualche puntello parlamentare, magari da reperire al mercato delle vacche che, come sappiamo, è sempre aperto e non chiude neanche nei festivi. Se poi vogliamo essere onesti e dire le cose come stanno, gli unici rischi concreti alla sicurezza di Berlusconi provengono solo dalle sue sregolatezze.