D’Alema e l’intero Copasir: Berlusconi fuorilegge per Ruby

Non c’è pace per Berlusconi ultimamente, e più che mai da quando è coinvolto nella più recente bufera scandalistica ed in qualche modo anche politica. La relazione, di qualunque natura possa esser stata, con la minorenne Ruby, secondo le accuse di Massimo D’Alema, mina la sicurezza del presidente del Consiglio e dunque della nazione. La giovane è infatti accusata di aver eseguito un furto in un appartamento, nel periodo in cui ha finito con l’esser invitata in varie residenze berlusconiane, con tanto di scorta e di accompagnatore d’eccezione (Emilio Fede).

Rubi , in sostanza, dopo essersi conquistata la fiducia di una ragazza conosciuta in discoteca ed esser stata invitata in casa sua la stessa sera, avrebbe sottratto, secondo la denuncia agli atti della questura, denaro per circa tremila euro ed alcuni gioielli dall’abitazione di cui era ospite. L’ignaro presidente del Consiglio, secondo il presidente del Copasir Massimo D’Alema, avrebbe commesso, in aggiunta a tutto il resto, un atto di leggerezza nel frequentare la giovanissima Mata Hari su cui si concentrano ora le indagini pubbliche, giudiziarie, mediatiche e di gossip. Appare un pochino eccessivo, in effetti, quest’allarmato richiamo a posteriori sulla cautela, tanto da far quasi sorridere. Ma effettivamente, a quanto pare, sarebbe in ballo la  legalità, cui non solo formalmente si manca di rispetto in più occasioni negli ultimi tempi.

E’ quanto ha ribadito, dopo precedenti accuse di cui già si era parlato in un precedente articolo i queste pagine, lo stesso D’Alema nella serata di ieri, davanti alle telecamere del Tg di La7. “Diversi colleghi del Comitato di Controllo sui Servizi hanno detto che è il caso di sentire Berlusconi, che è molto tempo che non si presenta, ed io ho raccolto questa volontà. Non ho ancora convocato Berlusconi. Ho scritto a Gianni Letta per correttezza, per informarlo, prima di convocare Berlusconi. Cosa che farò, non perché sia un mio diritto, ma più che altro perché si tratta di un mio dovere sulla base della legge vigente”.

Come presidente del Comitato di controllo sui Servizi (Copasir), D’Alema ha  infatti spiegato: “C’è una legge dello Stato che dice che il presidente del Consiglio viene regolarmente ascoltato dal Copasir,  perché è responsabile della sicurezza nazionale. Rutelli, prima di me, lo ha invitato tre volte e non si è mai presentato. E’ un problema curioso: noi vogliamo applicare una legge. Ebbene, sappiamo che il premier è piuttosto refrattario ad applicare la legge, ma dovrebbe venire“.

Ed affonda il colpo, D’Alema, spiegando che “nella circostanza in cui ci troviamo la vigilanza del capo del governo non è un affare privato. Vogliamo discutere della sua protezione, e delle condizioni delle sue scorte che sono agenti dei servizi segreti, quindi sottoposti al nostro controllo”.

E’ stato poi intervistato, D’Alema, anche in merito all’insoddisfazione che regnerebbe da tempo sul lavoro degli agenti di scorta, in parte facenti parte del servizio pubblico, ovvero di alcuni  corpi speciali ed anche dell’Arma dei Carabinieri. Molti hanno infatti dichiarato in questi giorni di esser stufi di assistere a poco dignitosi atteggiamenti, e dover vegliare su circostanze che con gli affari dello Stato che sono chiamati a servire, hanno poco a che fare. Non hanno preso servizio per scortare le escort del presidente del Consiglio,  è stata una delle dichiarazioni che più fa discutere a favore e contro ognuna delle parti in queste ultime ore.

Davvero contrariato, il presidente del Copasir ha spiegato: “Molte cose vanno chiarite, anche sul modo in cui viene impiegato il personale. Di questa questione il Copasir ha già parlato in passato con i responsabili, e dalle audizioni è emerso che ci sono cose che è bene chiarire. Quando Berlusconi verrà, sarà l’occasione per farlo”.

Sembra che tutta la macchina burocratica dell’amministrazione della sicurezza si sia fermata in attesa dell’evento: Berlusconi che si presenta lì dove il suo incarico politico (e dunque i suoi elettori, come egli stesso ama ribadire) lo vuole presente. A conferire nei luoghi e nelle occasioni in cui la sua missione lo vuole veder presenziare. Quella stessa missione che tante volte gli ha impedito in passato, come sottolineato con forza dai suoi legali, di esser presente alle udienze dei processi in cui è implicato. Perché il suo dovere pubblico veniva prima delle sue vicende private. Perché lo faceva per lo Stato e massimamente per il popolo sovrano ed elettore, di trascurare le sue beghe che vanno avanti in vari tribunali, per privilegiare le faccende pubbliche.

Ora, si direbbe che nemmeno le vicende di pubblico interesse previste espressamente dalla legge lo coinvolgano, quando entrano in conflitto con il suo privato. Una vita privata per la quale impiega forze pubbliche, in ragione di un numero di persone impiegate in un servizio di guardia che dovrebbe essere dello Stato e per lo Stato. Servizio usato, a quanto pare, semplicemente quando e dove nella vita del Premier occorre, non soltanto per far comodo al popolo sovrano ed elettore. Così come la presenza a riferire al Copasir è trascurata in ragione della maggior importanza di non trattare per ora lo spinoso argomento Ruby davanti al servizio pubblico amministrato da D’Alema. Diventa difficile, a volte, seguire i contorti meccanismi del Berlusconi-pensiero, per quanto lo staff rimanente e gli ultimi avvocati d’eccezione si arrampichino ostinatamente sugli specchi rimasti.

Sandra Korshenrich