La cultura relativista di Saverio Avveduto

libro avveduto

La cultura relativista. Breviario di zetetica: alla ricerca di una verità irraggiungibile: è il nome dell’ultimo saggio di Saverio Avveduto. Ci sarebbe da avere paura al solo leggere il titolo, ma il Presidente dell’Unla “rimedia” con uno stile affascinante e molti esempi concreti che rendono l’opera comprensibile e, ancor più, stimolante. Il sociologo dell’educazione parte da alcuni presupposti. Il primo: “L’èra degli assolutismi, che per secoli ha marcato con tronfia protervia la storia dell’uomo, appare da tempo in via di progressivo inarrestabile dissolvimento”.

Altra premessa: le teorie relativistiche della fisica, partorite da Albert Einstein a inizio Novecento, possono tranquillamente essere accolte anche dal pensiero sociologico, nonché filosofico e umanistico in genere.  D’altronde, già Kant aveva proclamato “l’obbligo mentale per ogni essere pensante di svegliarsi, come a lui era accaduto, dal sonno dogmatico, quello della vecchia metafisica. Questo risveglio aveva consentito al celebre autore delle Critiche di impiantare un paradigma, ancor oggi valido, di relatività gnoseologica e, sul fondamento estensivo dell’individuo, di pulsioni etiche tendenti all’immutabilità”.

Altro mattone di Avveduto, avente la forma tipica dell’aforisma: “Non c’è nulla verso cui ascendere o procedere a ritroso: siamo immersi in una rete che noi stessi quotidianamente intrecciamo”.

Tre grandi ideologie – dio, patria e famiglia – ipocritamente esaltate, a parole, dai politici e le società di tutto il mondo, sono “abbattute” con grande facilità. Si tratta, scrive Avveduto,  di “valori popolan-popolari che di fatto coinvolgono convinzioni e modi di essere e di operare di miliardi di essere umani. Sotto questo profilo, essi sono certamente valori veri in quanto reali, come sono falsi sotto l’aspetto della loro razionalità culturale specie in termini di modernità”.

L’esistenza di una miriade di religioni in tutto il pianeta dimostra quanto sia contraddittoria e relativistica la credenza in Dio. Paradossale e inaccettabile, diviene, dunque, la pretesa delle varie religioni di avere il monopolio assoluto della verità.

Altro mito che resiste, almeno nella retorica popolare: la patria. Lo sanno, i giocatori della nazionale, che si dichiarano “pronti alla morte” quando cantano l’inno? Un’altra contraddizione: da una parte grandi entità politico-economiche come l’Unione Europea, dall’altra i localismi sempre più esasperati del vecchio continente. A proposito di patria: il paradosso dei leghisti che gridano “Roma ladrona” – e questa è una nota mia – e che poi percepiscono stipendi e pensioni da nababbi pagati da tutti gli Italiani, è uno dei più ipocriti e inaccettabili.

Terza ideologia: quella della famiglia. Che si disarticola, assume molteplici forme, si frantuma, si ribalta, è luogo di esasperazione. Il matrimonio , scrive Avveduto, tanto esaltato anche dalla nostra Costituzione,  è, “nella prassi etica corrente, pilastro sempre più debole”.

Il sociologo relativizza anche la cultura corrente, quella diffusa dall’università e dalla scuola ma anche dalle altre istituzioni. E allora un quasi analfabeta come Vincenzo Rabito, nelle sue oltre mille pagine scritte in una lingua che non è né l’italiano, né il siciliano, né tanto meno la via di mezzo di Camilleri, può raccontarci la storia, la politica e la società meglio di quanto possa fare un saggio di un accademico. Anche Rabito, come Avveduto, ha fatto un’opera di relativizzazione dei cosiddetti valori. La patria? Ogni soldato della prima guerra mondiale, in trincea, pensava solo e soltanto a salvarsi la pelle e impreca contro chi l’ha mandato al fronte. Non importa nulla che la guerra si vinca o si perda, ciò che conta davvero è tornare a casa vivi. La retorica nazional-popolare e quella politica e i libri di storia raccontino le gesta dei soldati a loro piacimento.

Il relativismo di Avveduto, nella mia interpretazione, non sta a significare che ciascun evento o situazione possa essere giudicato vero o falso, a nostro piacimento. Relativismo è confronto continuo tra i fatti, le situazioni, le parole e la realtà concreta. Che non è mai assoluta, ma è quella con cui quotidianamente ci rapportiamo, provando a conoscerla sempre di più, con un approccio culturale aperto, pronto a mettere in discussione ciascuna presunta verità veicolata da istituzioni, mezzi di comunicazione e società. Un percorso che dura tutta la vita.

G. M.