Concluso il Festival di Roma: i nostri consigli per la visione

Il quadro offerto dal V Festival Internazionale del film di Roma non è molto edificante. La qualità delle pellicole in generale non è stata eccelsa, anzi; molti addetti ai lavori hanno sottolineato come la selezione non sia stata delle migliori. Non sono mancati però gli episodi felici, e noi – testimoni del’evento – abbiamo pensato bene di proporvi i nostri consigli per la visione. Dalla commedia, al noir, al biopic, ce n’è per tutti i gusti: basta solo scegliere e aspettare – o in qualche caso sperare – che il film in questione esca nelle sale italiane. Qui di seguito, allora, delle brevi recensioni dei film (con i link alle recensioni integrali) che maggiormente hanno meritato a questa quinta edizione del Festival capitolino.

Kill me please – Era doveroso iniziare con il film che ha spiazzato tutti, aggiudicandosi meritatamente il Marco Aurelio D’Oro. Kill me please è una commedia belga, diretta dal regista Olias Barco, ambientata in una surreale clinica dei suicidi. Qui il dr.Kruger cerca di donare “dignità” al suicidio assistendo i pazienti nel doloroso passo; ma gli imprevisti sono dietro l’angolo e la tanto agognata morte può arrivare imprevista, improvvisa e violenta. Paradossale, grottesca e irriverente, Kill me please è una commedia sui generis: bianco e nero, tempi dilatati, musiche assenti. Ma le risate sono assicurate.

Crime d’amourUltima fatica del regista francese Alan Corneau prima della sua prematura scomparsa, occorsa lo scorso agosto. Noir francese che sfocia nel thriller, rivisitazione contemporanea del classico Eva contro Eva, il film vede protagoniste due donne in lotta per la carriera. Il conflitto si acuisce quando le due scoprono di amare lo stesso uomo. Suspence, capovolgimento di ruoli e costruzione della storia impeccabile; ennesima conferma di un cinema francese in stato di grazia.

The social network – Era uno degli eventi più attesi del Festival. Il nuovo film di David Fincher, già regista cult di Fight club, racconta la nascita di Facebook, la vita del suo fondatore Mark Zuckerberg e le controversie legali da lui affrontate. Biopic dinamico, ben costruito e documentato, pienamente coerente con la sua tesi di fondo: Zuckerberg era ed è un ragazzo con problemi relazionali, che ha fondato Facebook perché era lui stesso il primo ad averne bisogno.

The kids are all right – Presentato fuori concorso lo stesso giorno in cui Berlusconi inveiva contro gli omosessuali, il film racconta le vicissitudini di una coppia lesbica alle prese con la crescita dei due figli adolescenti (avuti attraverso l’inseminazione artificiale). Commedia divertente e senza eccessive pretese, con Julianne Moore e Annette Bening in una veste comica strepitosa.

Una vita tranquilla – Concludiamo con l’unico film italiano meritevole tra quelli presentati in concorso. Protagonista un Toni Servillo in grande forma (come sempre), in un’interpretazione che gli è valsa il Marco Aurelio d’Oro come miglior attore. Noir sull’impossibilità di cancellare un passato vissuto ai margini della legalità, drammatico e malinconico, il film evita i cliché sulla camorra ma non rinuncia ad accenni politici (i rifiuti campani) e a sfumature da dramma famigliare.

Roberto Del Bove