L’ora del Pd. Con Lombardo indagato per mafia, cosa farà?

Come reagirà il Pd, stavolta? Ma soprattutto: reagirà?

Il maggiore partito dell’opposizione sempre più risucchiato all’interno di questioni lana caprina, come la nascita di una nuova corrente interna o l’ennesimo battibecco a distanza tra veltroniani e dalemiani, sembra proprio che nei prossimi giorni dovrà agire concretamente e politicamente nel dirimere una vicenda che altrimenti potrebbe avviluppare definitivamente l’immagine del partito – già di per sé non luccicante – come alternativa credibile all’andazzo governativo.

Un anno fa – era il 7 novembre 2009 –  all’Assemblea nazionale del Partito democratico fu detto: «E’ al lavoro anche una commissione nominata dalla convenzione per perfezionare il codice etico del Partito Democratico. Per gli obiettivi che abbiamo, noi non possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della politica e dell’amministrazione pubblica. Dobbiamo dunque porci il problema generale di un rafforzamento della tensione civica ed etica, a cominciare da noi stessi». Dodici mesi dopo la cronaca giudiziaria dà al partito guidato da Pierluigi Bersani la possibilità di mettere in atto l’impegno preso alla Fiera di Roma.

Il luogo è la Sicilia governata da quel Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’autonomia, che è ufficialmente indagato all’interno di un’inchiesta che lo ritrarrebbe impegnato, insieme  al fratello Angelo, in rapporti con i boss mafiosi delle cosche catanesi.

La notizia riguardo all’interesse della Magistratura nel fare luce sull’operato del baffuto Raffaele era venuta fuori già qualche mese fa, con il governatore siciliano subito pronto a gettare acqua sul fuoco dichiarandosi disponibile a chiarire la propria posizione davanti agli inquirenti.

Ora invece l’accusa è stata definita: Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma cosa c’entra in tutta questa storia il Pd, specie in una regione che storicamente costituisce una roccaforte del centrodestra, declinato sia come Pdl che come Udc?

Può mai risollevare le sue sorti il partito democratico partendo da quella Sicilia in cui l’ex governatore Totò Cuffaro, fresco di condanna in primo grado a cinque anni per favoreggiamento nei confronti di personaggi mafiosi, riesce comunque ad avere il consenso elettorale, riconfermandosi senatore della Repubblica?

Ebbene sì, può. O almeno potrebbe.

Il motivo è semplice: il Pd in Sicilia è nell’ultimo mese e mezzo un asse fondamentale nel quarto governo (in soli due anni) guidato dal leader Mpa. Infatti, dopo l’uscita dalla maggioranza da parte del Pdl, il Partito Demcratico ha deciso di fare da spalla al governatore Lombardo, entrando nel governo regionale.

La decisione che fin da subito aveva destato parecchi dubbi, sia politici che morali, era stata difesa dal segretario regionale del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, come «un atto di responsabilità» nei confronti dei cittadini che vittime delle guerre intestine al centrodestra non avevano beneficiato di quelle riforme necessarie per rilanciare l’economia siciliana.

Quelle che qualche settimana fa rimanevano parole ambigue, suscettibili di obiezioni, oggi, con la notizia dell’indagine a carico del governatore Raffaele Lombardo, rischiano di trasformarsi in una spada di Damocle che potrebbe definitivamente segnare il destino del partito democratico. In Sicilia, ma non solo.

Ad avvertire del pericolo e della necessità di una sterzata nella strategia politica piddina è l’ex ministro degli Interni, Enzo Bianco che si dichiara pronto a gesti forti, qualora non si prendessero le distanze dal governo Lombardo: «Mi autosospenderei – dice – non potrei restare in un partito che digerisse come un tritasassi comportamenti del genere. Non sarebbe il Pd che ho sognato per 20 anni. Questa volta – aggiunge Bianco – non sono più indiscrezioni giornalistiche o dichiarazioni di pentiti da verificare. Ci sono fatti, atti processuali, intercettazioni, appostamenti. Cosa aspettiamo di più?».

Il problema è proprio questo: in un partito che ricorda molto da vicino il Godot di Beckett, la fretta non è mai stata di casa.

Nella foto: a sinistra Giuseppe Lupo, segretario regionale del Pd in Sicilia, a destra Raffaele Lombardo.

Simone Olivelli